La riflessione su cosa s’intenda con la parola “comunità” non è uniforme e chiara, è anzi complessa. Ciò, perché ogni realtà comunitaria assume almeno due finalità a volte opposte: da una parte, confermare, tramandare tutto quanto ha consentito di raggiungere un certo livello di vita (per esempio, un determinato grado di civilizzazione) a uno specifico gruppo umano, caratterizzato da tratti culturali comuni; dall’altra, favorire nei propri stessi componenti il cambiamento, tale che apprendano, mutino prospettiva ed eventualmente “progrediscano”. Fermi restando tutti i limiti delle generalizzazioni, il primo compito è stato ed è quello più praticato tanto che, a volte, è stato considerato un tutt’uno con l’intera evoluzione e storia dell’umanità. Il secondo, invece, è stato spesso esperito quale più faticoso, più raro perché associato a veri e propri cambiamenti di paradigma. È stato percepito come utopico, profetico e “rivoluzionario”: non raramente, purtroppo accompagnato da metodi “persuasivi”, verso il mutamento, violenti. In ogni comunità è ineliminabile e peculiare la contraddizione tra due istanze: il dover preservare la propria identità, nel tempo, uguale a se stessa e il dover coltivare, per la sopravvivenza della comunità stessa, i germi per evolversi, per mutare ciò che l’ha resa riconoscibile. L’intera dinamica è problematica, contro-intuitiva, se non paradossale.

La comunità formativa tra apprendimento e ricerca della qualità relazionale

Milella Marco
2022

Abstract

La riflessione su cosa s’intenda con la parola “comunità” non è uniforme e chiara, è anzi complessa. Ciò, perché ogni realtà comunitaria assume almeno due finalità a volte opposte: da una parte, confermare, tramandare tutto quanto ha consentito di raggiungere un certo livello di vita (per esempio, un determinato grado di civilizzazione) a uno specifico gruppo umano, caratterizzato da tratti culturali comuni; dall’altra, favorire nei propri stessi componenti il cambiamento, tale che apprendano, mutino prospettiva ed eventualmente “progrediscano”. Fermi restando tutti i limiti delle generalizzazioni, il primo compito è stato ed è quello più praticato tanto che, a volte, è stato considerato un tutt’uno con l’intera evoluzione e storia dell’umanità. Il secondo, invece, è stato spesso esperito quale più faticoso, più raro perché associato a veri e propri cambiamenti di paradigma. È stato percepito come utopico, profetico e “rivoluzionario”: non raramente, purtroppo accompagnato da metodi “persuasivi”, verso il mutamento, violenti. In ogni comunità è ineliminabile e peculiare la contraddizione tra due istanze: il dover preservare la propria identità, nel tempo, uguale a se stessa e il dover coltivare, per la sopravvivenza della comunità stessa, i germi per evolversi, per mutare ciò che l’ha resa riconoscibile. L’intera dinamica è problematica, contro-intuitiva, se non paradossale.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11391/1533593
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