Questo libro propone un itinerario di ricerca etnografico, antropologico e comparativo che attraversa tre ambiti: dalla medicina popolare, alle poetiche del corpo femminile, alle pratiche della possessione europea. A partire da una ricerca etnografica in Campania, prendono vita quadri culturali che – studiati in una prospettiva critica – si rivelano in grado di spingere l’antropologo a ripensare il proprio lessico teorico-concettuale, il vocabolario classico dell’antropologia, interrogando il rapporto fra produzione intellettuale e dimensione corporea. In un confronto tra etnografia endotica, praticata ai margini dell’Europa, e studi etnografici condotti in contesti esotici, è messa in questione la tenuta di nozioni quali possessione, stregoneria, sciamanismo. Dopo avere riflettuto sulle feconde conseguenze di una circostanziata disarticolazione della categoria di medicina popolare, l’Autore indica una via per esplorare la storia culturale e la pertinenza etnografica e antropologica della possessione europea, attraverso lo studio di metafore corporee animali – fra cui quella del ragno-utero – che attraversano l’esperienza dell’estasi e della possessione, del sogno e della paura, del desiderio e del disagio. Quadri culturali in cui si cerca di individuare quel processo triangolare che connette l’esperienza corporea ai piccoli racconti locali e alle grandi narrazioni mitologiche di tradizione intellettuale e popolare. Una triangolazione storicamente profonda che, da un’area del sud Italia, disvela la centralità teorica dello statuto corporeo femminile nella storia culturale europea.

La vergine e il ragno. Etnografia della possessione europea

PIZZA, Giovanni
2012-01-01

Abstract

Questo libro propone un itinerario di ricerca etnografico, antropologico e comparativo che attraversa tre ambiti: dalla medicina popolare, alle poetiche del corpo femminile, alle pratiche della possessione europea. A partire da una ricerca etnografica in Campania, prendono vita quadri culturali che – studiati in una prospettiva critica – si rivelano in grado di spingere l’antropologo a ripensare il proprio lessico teorico-concettuale, il vocabolario classico dell’antropologia, interrogando il rapporto fra produzione intellettuale e dimensione corporea. In un confronto tra etnografia endotica, praticata ai margini dell’Europa, e studi etnografici condotti in contesti esotici, è messa in questione la tenuta di nozioni quali possessione, stregoneria, sciamanismo. Dopo avere riflettuto sulle feconde conseguenze di una circostanziata disarticolazione della categoria di medicina popolare, l’Autore indica una via per esplorare la storia culturale e la pertinenza etnografica e antropologica della possessione europea, attraverso lo studio di metafore corporee animali – fra cui quella del ragno-utero – che attraversano l’esperienza dell’estasi e della possessione, del sogno e della paura, del desiderio e del disagio. Quadri culturali in cui si cerca di individuare quel processo triangolare che connette l’esperienza corporea ai piccoli racconti locali e alle grandi narrazioni mitologiche di tradizione intellettuale e popolare. Una triangolazione storicamente profonda che, da un’area del sud Italia, disvela la centralità teorica dello statuto corporeo femminile nella storia culturale europea.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11391/1013475
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