È noto che la Pubblica Amministrazione italiana ha conosciuto negli ultimi decenni un intenso sforzo di rinnovamento, da alcuni definito come “aziendalizzazione”. In realtà tale tentativo va inquadrato, con le dovute distinzioni, nell’ambito di un più vasto movimento di promozione del rinnovamento dei sistemi pubblici che, a livello internazionale, assume il nome di New Public Management (NPM). Esiste ampia letteratura sulle caratteristiche e le criticità del NPM e sul recente diffondersi di un ulteriore paradigma culturale, quello della Public Governance (PG), che può essere visto come un arricchimento e non solo come un punto di rottura con l’approccio managerialista. Con la prospettiva della PG si ha un’apertura dei sistemi pubblici verso l’esterno che offre la possibilità di recuperare importanti principi, come quello della partecipazione civica e della sussidiarietà. Il tema della partecipazione è stato particolarmente valorizzato dalle più importanti istituzioni internazionali (UN, World Bank, OECD), considerandolo come uno dei requisiti qualificanti le pratiche di good governance. Il principio di sussidiarietà, riconosciuto a livello comunitario, è oggi presentati in Italia come veicolo di promozione di riforme che interessano l’assetto istituzionale e organizzativo e il rinnovamento del sistema di welfare state. Il contributo propone una lettura del percorso evolutivo delle modalità di governo della “cosa pubblica”, mettendo in luce le potenzialità che tali riferimenti concettuali possono svolgere nella prospettiva di un più effettivo orientamento al “bene comune”. L’idea centrale è che l’adozione di pratiche inclusive e la sperimentazione di forme di co-produzione può condurre al formarsi di un welfare mix più efficiente da un punto di vista economico e più efficace da un punto di vista sociale.

"Bene comune" e governo della "cosa pubblica": aziendalizzazione, partecipazione e sussidiarietà nel percorso di rinnovamento della pubblica amministrazione italiana

BARTOCCI, Luca
2009

Abstract

È noto che la Pubblica Amministrazione italiana ha conosciuto negli ultimi decenni un intenso sforzo di rinnovamento, da alcuni definito come “aziendalizzazione”. In realtà tale tentativo va inquadrato, con le dovute distinzioni, nell’ambito di un più vasto movimento di promozione del rinnovamento dei sistemi pubblici che, a livello internazionale, assume il nome di New Public Management (NPM). Esiste ampia letteratura sulle caratteristiche e le criticità del NPM e sul recente diffondersi di un ulteriore paradigma culturale, quello della Public Governance (PG), che può essere visto come un arricchimento e non solo come un punto di rottura con l’approccio managerialista. Con la prospettiva della PG si ha un’apertura dei sistemi pubblici verso l’esterno che offre la possibilità di recuperare importanti principi, come quello della partecipazione civica e della sussidiarietà. Il tema della partecipazione è stato particolarmente valorizzato dalle più importanti istituzioni internazionali (UN, World Bank, OECD), considerandolo come uno dei requisiti qualificanti le pratiche di good governance. Il principio di sussidiarietà, riconosciuto a livello comunitario, è oggi presentati in Italia come veicolo di promozione di riforme che interessano l’assetto istituzionale e organizzativo e il rinnovamento del sistema di welfare state. Il contributo propone una lettura del percorso evolutivo delle modalità di governo della “cosa pubblica”, mettendo in luce le potenzialità che tali riferimenti concettuali possono svolgere nella prospettiva di un più effettivo orientamento al “bene comune”. L’idea centrale è che l’adozione di pratiche inclusive e la sperimentazione di forme di co-produzione può condurre al formarsi di un welfare mix più efficiente da un punto di vista economico e più efficace da un punto di vista sociale.
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