Il percorso politico di Ruggero Zangrandi, che da convinto assertore dell’“universalità del fascismo” lo portò ad abbracciare l’antifascismo, è ben noto. Esso fu narrato dal protagonista nel Lungo viaggio attraverso il fascismo, l’opera che più di ogni altra ha contribuito a plasmare e a tramandare la memoria della “generazione di Mussolini”. Nel volume, la cui narrazione termina con l’arresto dei membri dell’effimero Partito socialista rivoluzionario, viene ricostruita la fitta trama organizzativa cui diede vita il “gruppo Zangrandi”, ma è completamente assente la descrizione dell’evoluzione ideale dell’autore e di quel gruppo di giovani. Il Diario inedito del carcere, presente nell’Archivio Zangrandi, recentemente depositato presso l’Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla resistenza (Irsifar), consente, per la prima volta, di colmare una lacuna nella conoscenza di quel processo, che fu meno lineare e si svolse con tempi diversi rispetto a quanto raccontato in seguito dal protagonista e si concluse, dopo la drammatica esperienza della deportazione e della prigionia in Germania, con l’adesione al Partito comunista. Il caso di Zangrandi dimostra che anche coloro che prima di altri erano giunti a intuire il fallimento del fascismo e a distaccarsene, sia pure seguendo percorsi accidentati e non sempre lineari, non poterono disfarsi facilmente del suo linguaggio, dei suoi miti e delle sue illusioni, del fardello rappresentato dalla maniera ideologica di concepire la realtà.

L' "altro viaggio" di Ruggero Zangrandi: la fuoriuscita dall'orizzonte ideologico del fascismo nel Diario inedito dal carcere

LA ROVERE, LUCA
2015

Abstract

Il percorso politico di Ruggero Zangrandi, che da convinto assertore dell’“universalità del fascismo” lo portò ad abbracciare l’antifascismo, è ben noto. Esso fu narrato dal protagonista nel Lungo viaggio attraverso il fascismo, l’opera che più di ogni altra ha contribuito a plasmare e a tramandare la memoria della “generazione di Mussolini”. Nel volume, la cui narrazione termina con l’arresto dei membri dell’effimero Partito socialista rivoluzionario, viene ricostruita la fitta trama organizzativa cui diede vita il “gruppo Zangrandi”, ma è completamente assente la descrizione dell’evoluzione ideale dell’autore e di quel gruppo di giovani. Il Diario inedito del carcere, presente nell’Archivio Zangrandi, recentemente depositato presso l’Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla resistenza (Irsifar), consente, per la prima volta, di colmare una lacuna nella conoscenza di quel processo, che fu meno lineare e si svolse con tempi diversi rispetto a quanto raccontato in seguito dal protagonista e si concluse, dopo la drammatica esperienza della deportazione e della prigionia in Germania, con l’adesione al Partito comunista. Il caso di Zangrandi dimostra che anche coloro che prima di altri erano giunti a intuire il fallimento del fascismo e a distaccarsene, sia pure seguendo percorsi accidentati e non sempre lineari, non poterono disfarsi facilmente del suo linguaggio, dei suoi miti e delle sue illusioni, del fardello rappresentato dalla maniera ideologica di concepire la realtà.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11391/1406879
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