Il saggio analizza il percorso artistico del pittore e scultore Romeo Mancini, fra i maggiori del secondo Novecento perugino, rintracciando le ragioni della sua ricerca espressiva nella produzione grafica, dagli esordi agli ultimi importanti lavori degli anni Ottanta. Pittore e scultore formatosi nel contesto romano del dopoguerra accanto agli artisti di Villa Massimo, Mancini è personalità fra le più emblematiche del conflitto apertosi alla fine degli anni Quaranta fra appartenenza ideologica di sinistra e libera ricerca espressiva rivelando, forse ancor più nella produzione grafica che pittorica, l'anelito a percorrere vie alternative al Realismo di matrice guttusiana sostenuto in quegli anni dal PCI. Tale anelito, accertato fin dagli anni Cinquanta nella originalissima sperimentazione legata ad un viaggio ad Antibes, si sarebbe riversato nella produzione scultorea matura, dai primi Sessanta in poi, rivelando la capacità dell'artista di accogliere le istanze nuovissime tanto della scultura di Consagra che, sul finire del decennio, di Ceroli, infine approdando, nella serie delle "Cattedrali", ad una personale rielaborazione dell' "arte del rottame" in cui la macchina, come già in Vedova, si fa espressione disumanizzata della sopraffazione del potere sull'uomo.

La grafica di Romeo Mancini: conflitti e certezze di un artista engagé

A. Migliorati
2017

Abstract

Il saggio analizza il percorso artistico del pittore e scultore Romeo Mancini, fra i maggiori del secondo Novecento perugino, rintracciando le ragioni della sua ricerca espressiva nella produzione grafica, dagli esordi agli ultimi importanti lavori degli anni Ottanta. Pittore e scultore formatosi nel contesto romano del dopoguerra accanto agli artisti di Villa Massimo, Mancini è personalità fra le più emblematiche del conflitto apertosi alla fine degli anni Quaranta fra appartenenza ideologica di sinistra e libera ricerca espressiva rivelando, forse ancor più nella produzione grafica che pittorica, l'anelito a percorrere vie alternative al Realismo di matrice guttusiana sostenuto in quegli anni dal PCI. Tale anelito, accertato fin dagli anni Cinquanta nella originalissima sperimentazione legata ad un viaggio ad Antibes, si sarebbe riversato nella produzione scultorea matura, dai primi Sessanta in poi, rivelando la capacità dell'artista di accogliere le istanze nuovissime tanto della scultura di Consagra che, sul finire del decennio, di Ceroli, infine approdando, nella serie delle "Cattedrali", ad una personale rielaborazione dell' "arte del rottame" in cui la macchina, come già in Vedova, si fa espressione disumanizzata della sopraffazione del potere sull'uomo.
2017
978-88-89298-68-8
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11391/1429775
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