Oggi consumare coincide con il nostro modo di vivere, con il nostro modo di essere, visto che attraverso i consumi raccontiamo agli altri ed a noi stessi chi siamo, se siamo tristi o allegri, se siamo poveri o ricchi. Consumare è un privilegio, un rito sociale, un gioco, un piacere, una medicina, probabilmente anche una prigione. Lavoriamo per guadagnare e guadagniamo per consumare. Un tempo il verbo consumare significava usare una cosa fino ad esaurimento: il cibo, gli indumenti, la legna da ardere, etc. Oggi ci stiamo rendendo conto che stiamo consumando il nostro pianeta sino ad esaurimento: l’aria, l’acqua, le foreste. Gli scienziati ci dicono che se scomparissero gli insetti dalla faccia della terra, la vita finirebbe entro cinquant’anni, ma se scomparisse l’uomo, la vita dopo cinquant’anni rifiorirebbe. Siamo arrivati ad un punto limite, starà a noi decidere se saremo più stupidi o più intelligenti degli insetti1. Queste parole, tratte dall’acuto intervento televisivo di Pino Corrias nell’ambito della trasmissione “Petrolio” condotta da Duilio Gianmaria, pongono a confronto la condizione di ‘punto limite’ con l’esigenza di cambiare stile di vita e, più in generale, sistema di produzione e gestione dei beni di consumo. Un’esigenza non più rinviabile. E in architettura? Come si traduce la logica del ‘limite’? Come si traduce ‘abbastanza’ nel linguaggio architettonico? Quali nuovi interrogativi emergono quando autolimitazione e riduzione dell’impronta diventano parti integranti della pianificazione, progettazione, costruzione e fruizione dell’architettura? In questo capitolo, in particolare, si riflette sul concetto “di riuso e riciclo”, provando a declinare in ottica smart city la questione del lavoro e della smart economy con il rispetto del paesaggio e la salvaguardia del patrimonio edilizio storico. In questo senso - il landscape re_design si accoppia con il concetto di smart land. Politiche diffuse e condivise aumentano la competitività e l’attrattività del territorio con un’attenzione particolare alla coesione sociale, alla diffusione della conoscenza, all’accessibilità e alla libertà di movimento, alla fruibilità dell’ambiente (naturale, storico-architettonico, urbano e diffuso), al riciclo dei materiali ed al riuso temporaneo delle strutture edilizie.

REUSE, SMART ECONOMY AND LANDSCAPE REDESIGN

VERDUCCI, Paolo
2017

Abstract

Oggi consumare coincide con il nostro modo di vivere, con il nostro modo di essere, visto che attraverso i consumi raccontiamo agli altri ed a noi stessi chi siamo, se siamo tristi o allegri, se siamo poveri o ricchi. Consumare è un privilegio, un rito sociale, un gioco, un piacere, una medicina, probabilmente anche una prigione. Lavoriamo per guadagnare e guadagniamo per consumare. Un tempo il verbo consumare significava usare una cosa fino ad esaurimento: il cibo, gli indumenti, la legna da ardere, etc. Oggi ci stiamo rendendo conto che stiamo consumando il nostro pianeta sino ad esaurimento: l’aria, l’acqua, le foreste. Gli scienziati ci dicono che se scomparissero gli insetti dalla faccia della terra, la vita finirebbe entro cinquant’anni, ma se scomparisse l’uomo, la vita dopo cinquant’anni rifiorirebbe. Siamo arrivati ad un punto limite, starà a noi decidere se saremo più stupidi o più intelligenti degli insetti1. Queste parole, tratte dall’acuto intervento televisivo di Pino Corrias nell’ambito della trasmissione “Petrolio” condotta da Duilio Gianmaria, pongono a confronto la condizione di ‘punto limite’ con l’esigenza di cambiare stile di vita e, più in generale, sistema di produzione e gestione dei beni di consumo. Un’esigenza non più rinviabile. E in architettura? Come si traduce la logica del ‘limite’? Come si traduce ‘abbastanza’ nel linguaggio architettonico? Quali nuovi interrogativi emergono quando autolimitazione e riduzione dell’impronta diventano parti integranti della pianificazione, progettazione, costruzione e fruizione dell’architettura? In questo capitolo, in particolare, si riflette sul concetto “di riuso e riciclo”, provando a declinare in ottica smart city la questione del lavoro e della smart economy con il rispetto del paesaggio e la salvaguardia del patrimonio edilizio storico. In questo senso - il landscape re_design si accoppia con il concetto di smart land. Politiche diffuse e condivise aumentano la competitività e l’attrattività del territorio con un’attenzione particolare alla coesione sociale, alla diffusione della conoscenza, all’accessibilità e alla libertà di movimento, alla fruibilità dell’ambiente (naturale, storico-architettonico, urbano e diffuso), al riciclo dei materiali ed al riuso temporaneo delle strutture edilizie.
2017
9788849235715
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11391/1429835
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