Il saggio fa parte dei contributi introduttivi al catalogo di mostra a cura di A. Migliorati-P. Nardon-S. Petrillo, "Unforgettable Umbria. L'arte al centro fra vocazione e committenza" (Perugia, Palazzo Baldeschi 13 aprile - 3 novembre 2019) la quale ha inteso tracciare attraverso opere esemplari, molte delle quali inedite, una storia di presenze internazionali in Umbria nel secondo Novecento. Il saggio in particolare prende in esame la vicenda che vede l'Umbria nel secondo Novecento farsi vetrina e centro della ricerca e sperimentazione di una scultura internazionale nella sua dimensione pubblica. Gli esordi si datano a partire dai primi anni Sessanta con la mostra spoletina curata da Giovanni Carandente "Sculture nella città" del 1962 e la nascita nel 1961 della Biennale del metallo di Gubbio, fin dalla sua apertura capace di attrarre figure di primo piano della scultura internazionale e, nel corso dei Settanta, di proporre progetti "pertecipati" fra artisti e dimensione sociale urbana (Gubbio '76). Da queste premesse e grazie ad una proficua sinergia fra enti pubblici e critici prendevano l'avvio una serie di iniziative di scultura pubblica uniche nel loro genere: da "Campo del Sole" a Tuoro sul Trasimeno (1985-'89), al parco di sculture di Brufa-Torgiano (1987 ad oggi) e il progetto "Sculture per la città" di Terni (1984-2009). Oltre ai protagonisti di queste realizzazioni, l'Umbria registra altre presenze internazionali legate al suo territorio per scelta di vita, come nel caso di Sol Lewitt, Giuseppe Uncini, o la scultrice americana Beverly Pepper. In questa narrazione dove la bellezza naturale del territorio umbro trova una sua nuova perspicuità in relazione alla scultura contemporanea le colonne di "Campo del Sole" trovano, quindi, una loro continuità nelle più recenti realizzazioni del "Carapace" di Arnaldo Pomodoro delle Cantine Lunelli a Castelbuono e del "Terzo Paradiso" di Michelangelo Pistoletto nel Bosco di San Francesco ad Assisi, entrambe del 2010.

Opera, Ambiente, Città. Mezzo secolo di scultura pubblica in Umbria all'insegna dell'internazionalità (1960-2010)

A. Migliorati
2019

Abstract

Il saggio fa parte dei contributi introduttivi al catalogo di mostra a cura di A. Migliorati-P. Nardon-S. Petrillo, "Unforgettable Umbria. L'arte al centro fra vocazione e committenza" (Perugia, Palazzo Baldeschi 13 aprile - 3 novembre 2019) la quale ha inteso tracciare attraverso opere esemplari, molte delle quali inedite, una storia di presenze internazionali in Umbria nel secondo Novecento. Il saggio in particolare prende in esame la vicenda che vede l'Umbria nel secondo Novecento farsi vetrina e centro della ricerca e sperimentazione di una scultura internazionale nella sua dimensione pubblica. Gli esordi si datano a partire dai primi anni Sessanta con la mostra spoletina curata da Giovanni Carandente "Sculture nella città" del 1962 e la nascita nel 1961 della Biennale del metallo di Gubbio, fin dalla sua apertura capace di attrarre figure di primo piano della scultura internazionale e, nel corso dei Settanta, di proporre progetti "pertecipati" fra artisti e dimensione sociale urbana (Gubbio '76). Da queste premesse e grazie ad una proficua sinergia fra enti pubblici e critici prendevano l'avvio una serie di iniziative di scultura pubblica uniche nel loro genere: da "Campo del Sole" a Tuoro sul Trasimeno (1985-'89), al parco di sculture di Brufa-Torgiano (1987 ad oggi) e il progetto "Sculture per la città" di Terni (1984-2009). Oltre ai protagonisti di queste realizzazioni, l'Umbria registra altre presenze internazionali legate al suo territorio per scelta di vita, come nel caso di Sol Lewitt, Giuseppe Uncini, o la scultrice americana Beverly Pepper. In questa narrazione dove la bellezza naturale del territorio umbro trova una sua nuova perspicuità in relazione alla scultura contemporanea le colonne di "Campo del Sole" trovano, quindi, una loro continuità nelle più recenti realizzazioni del "Carapace" di Arnaldo Pomodoro delle Cantine Lunelli a Castelbuono e del "Terzo Paradiso" di Michelangelo Pistoletto nel Bosco di San Francesco ad Assisi, entrambe del 2010.
2019
978-88-6778-124-9
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11391/1450122
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