Morte è il limite con cui tutti inevitabilmente facciamo i conti. Angela Mongelli collocando chiaramente Nel vivo della morte, la sfida quotidiana alla vita, ricorda il valore e il ruolo centrale di quell’esperienza, paradossalmente vitale, che segna la fine della vita stessa: la vitalità come dinamismo del quotidiano, come possibilità di una scelta peraltro che ha da compiersi e infine come attesa di un cambiamento che può avvenire. Tutto questo può aver luogo soltanto in quel ritmo che tiene insieme, inesorabilmente, morte e vita. Ritmo declinato in specifici contesti, quello degli operatori socio-sanitari, degli immigrati e della realtà virtuale, nel vivo della morte che è anche, come rileva ancora Mongelli, concetto-evento dalla chiarezza limitata , di cui serve ancora un pensiero che sia interprete della fragilità, della vulnerabilità e infine della finitezza quali elementi profondamente qualificanti l’umano. Proseguendo sulla via indicata da Mongelli, che non solo lega, ma dà senso e fondamento alle declinazioni in ambiti esistenziali e vitali dell’esperienza della morte come concetto-evento dalla chiarezza limitata, si apre quindi il solo spazio possibile per un pensare autentico: l’autenticità è la conquista del pensiero stesso che, per essere tale, deve costantemente tornare alla consapevolezza del limite, di una chiarezza ineliminabilmente irraggiungibile, ma anche costantemente desiderata e attesa. Non c’è un assoluto definitamente raggiungibile e immediatamente alla portata dell’uomo, ma c’è la possibilità di uno sguardo autentico su se stessi, infine del coglimento e della raggiunta consapevolezza della fragilità quale elemento costitutivo dell’umano. La fragilità non è soltanto un dato esistenziale, ma più profondamente l’orizzonte di senso nel quale riconoscersi parte di un’umanità in cui passato, presente e futuro vivono insieme.

Conclusione. Imparare a morire: il pensiero e la coscienza del limite.

MARIANELLI
2020-01-01

Abstract

Morte è il limite con cui tutti inevitabilmente facciamo i conti. Angela Mongelli collocando chiaramente Nel vivo della morte, la sfida quotidiana alla vita, ricorda il valore e il ruolo centrale di quell’esperienza, paradossalmente vitale, che segna la fine della vita stessa: la vitalità come dinamismo del quotidiano, come possibilità di una scelta peraltro che ha da compiersi e infine come attesa di un cambiamento che può avvenire. Tutto questo può aver luogo soltanto in quel ritmo che tiene insieme, inesorabilmente, morte e vita. Ritmo declinato in specifici contesti, quello degli operatori socio-sanitari, degli immigrati e della realtà virtuale, nel vivo della morte che è anche, come rileva ancora Mongelli, concetto-evento dalla chiarezza limitata , di cui serve ancora un pensiero che sia interprete della fragilità, della vulnerabilità e infine della finitezza quali elementi profondamente qualificanti l’umano. Proseguendo sulla via indicata da Mongelli, che non solo lega, ma dà senso e fondamento alle declinazioni in ambiti esistenziali e vitali dell’esperienza della morte come concetto-evento dalla chiarezza limitata, si apre quindi il solo spazio possibile per un pensare autentico: l’autenticità è la conquista del pensiero stesso che, per essere tale, deve costantemente tornare alla consapevolezza del limite, di una chiarezza ineliminabilmente irraggiungibile, ma anche costantemente desiderata e attesa. Non c’è un assoluto definitamente raggiungibile e immediatamente alla portata dell’uomo, ma c’è la possibilità di uno sguardo autentico su se stessi, infine del coglimento e della raggiunta consapevolezza della fragilità quale elemento costitutivo dell’umano. La fragilità non è soltanto un dato esistenziale, ma più profondamente l’orizzonte di senso nel quale riconoscersi parte di un’umanità in cui passato, presente e futuro vivono insieme.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11391/1482365
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