Nello studio dei cambiamenti climatici la disponibilità delle osservazioni meteorologiche è fondamentale. L'Italia ha una ragguardevole disponibilità di dati storici, con centinaia di osservatori secolari - in genere collocati presso accademie scientifiche, conventi e atenei - e migliaia di stazioni termopluviometriche istituite in larga parte dopo il 1913 in seno al Servizio Idrografico e Mareografico Nazionale, poi smembrato e ceduto alle Regioni negli anni Novanta del '900. Questa grande messe di dati è però sempre stata trascurata: la loro qualità raramente è stata valutata con metodi moderni e in ottemperanza alle normative dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale, e la digitalizzazione o non è stata condotta o è stata fatta con metodi sbrigativi, accumulando molti errori o non colmando lacune. Molti dati giacciono ancora in unica copia su manoscritti cartacei impolverati e a rischio di perdita irreversibile. E' dunque evidente che questo compendio di serie storiche di temperatura e precipitazioni della Regione Umbria immesso in una banca dati digitale va salutato con soddisfazione, in quanto costituisce prima di tutto una salvaguardia dei valori originali rilevati sul territorio e ne permette un'analisi statistica pratica e aggiornabile in tempi rapidi. Come si evince dalla serie termica di Gubbio, in leggero raffreddamento rispetto alla tendenza al riscaldamento rilevata nelle altre stazioni coerenti con l'andamento globale, è talora possibile che le serie soffrano di disomogeneità per spostamento del sito di misura o cambiamento dei sensori. I valori elevati del periodo 1947-1960 condizionano lo sviluppo del trend successivo fornendo questo segnale in controtendenza, ma potrebbero essere causati da un termometro troppo esposto al sole, o posizionato tra edifici, successivamente spostato. Sono domande a cui va data risposta con una successiva indagine dei metadati relativi alle modalità di osservazione di ciascuna stazione e che potranno costituire un ampliamento del presente lavoro. Preziosi i dati di precipitazione, che trovano numerose applicazioni locali, dall'agricoltura alla produzione di energia idroelettrica. Da questi emerge un segnale aggregato di riduzione recente della piovosità annua, in accordo con gli scenari climatici mediterranei, mentre - come già rilevato anche in altre zone d'Italia - non emerge un aumento delle precipitazioni intense a scala giornaliera, che sono causa di dissesto idrogeologico. Si tratta di un andamento molto irregolare sul territorio italiano, che vede zone dove le piogge intense sono effettivamente in aumento alternate ad altre regioni dove sono stazionarie rispetto al passato, e dove pertanto l'uso del suolo e la cementificazione prevalgono come causa del dissesto rispetto al fattore climatico. Anche in questo caso sarà da verificare se esistono trend a una scala di osservazione più fine, ovvero nel campo sub-orario, osservazioni in genere più difficili da reperire in lunga serie, se non con gli attuali sensori elettronici diffusi da pochi decenni. Il primo grande passo è però stato fatto: ora i circa 500.000 dati giornalieri delle serie analizzate sono tutti ordinati e registrati a calcolatore e pronti per essere aggiornati, integrati e se necessario corretti sulla base di nuove informazioni che emergeranno. Agli Autori va la gratitudine di essersi sobbarcati questa faticosa fase preparatoria che non fornisce blasonati riconoscimenti scientifici ma è la base indispensabile per ogni futura elaborazione e conoscenza climatologica dell'Umbria.

Principali indicatori climatici in Umbria – Rapporto 2021

MORBIDELLI R.
;
SALTALIPPI C.;FLAMMINI A.;DARI J.;CASADEI S.
2021-01-01

Abstract

Nello studio dei cambiamenti climatici la disponibilità delle osservazioni meteorologiche è fondamentale. L'Italia ha una ragguardevole disponibilità di dati storici, con centinaia di osservatori secolari - in genere collocati presso accademie scientifiche, conventi e atenei - e migliaia di stazioni termopluviometriche istituite in larga parte dopo il 1913 in seno al Servizio Idrografico e Mareografico Nazionale, poi smembrato e ceduto alle Regioni negli anni Novanta del '900. Questa grande messe di dati è però sempre stata trascurata: la loro qualità raramente è stata valutata con metodi moderni e in ottemperanza alle normative dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale, e la digitalizzazione o non è stata condotta o è stata fatta con metodi sbrigativi, accumulando molti errori o non colmando lacune. Molti dati giacciono ancora in unica copia su manoscritti cartacei impolverati e a rischio di perdita irreversibile. E' dunque evidente che questo compendio di serie storiche di temperatura e precipitazioni della Regione Umbria immesso in una banca dati digitale va salutato con soddisfazione, in quanto costituisce prima di tutto una salvaguardia dei valori originali rilevati sul territorio e ne permette un'analisi statistica pratica e aggiornabile in tempi rapidi. Come si evince dalla serie termica di Gubbio, in leggero raffreddamento rispetto alla tendenza al riscaldamento rilevata nelle altre stazioni coerenti con l'andamento globale, è talora possibile che le serie soffrano di disomogeneità per spostamento del sito di misura o cambiamento dei sensori. I valori elevati del periodo 1947-1960 condizionano lo sviluppo del trend successivo fornendo questo segnale in controtendenza, ma potrebbero essere causati da un termometro troppo esposto al sole, o posizionato tra edifici, successivamente spostato. Sono domande a cui va data risposta con una successiva indagine dei metadati relativi alle modalità di osservazione di ciascuna stazione e che potranno costituire un ampliamento del presente lavoro. Preziosi i dati di precipitazione, che trovano numerose applicazioni locali, dall'agricoltura alla produzione di energia idroelettrica. Da questi emerge un segnale aggregato di riduzione recente della piovosità annua, in accordo con gli scenari climatici mediterranei, mentre - come già rilevato anche in altre zone d'Italia - non emerge un aumento delle precipitazioni intense a scala giornaliera, che sono causa di dissesto idrogeologico. Si tratta di un andamento molto irregolare sul territorio italiano, che vede zone dove le piogge intense sono effettivamente in aumento alternate ad altre regioni dove sono stazionarie rispetto al passato, e dove pertanto l'uso del suolo e la cementificazione prevalgono come causa del dissesto rispetto al fattore climatico. Anche in questo caso sarà da verificare se esistono trend a una scala di osservazione più fine, ovvero nel campo sub-orario, osservazioni in genere più difficili da reperire in lunga serie, se non con gli attuali sensori elettronici diffusi da pochi decenni. Il primo grande passo è però stato fatto: ora i circa 500.000 dati giornalieri delle serie analizzate sono tutti ordinati e registrati a calcolatore e pronti per essere aggiornati, integrati e se necessario corretti sulla base di nuove informazioni che emergeranno. Agli Autori va la gratitudine di essersi sobbarcati questa faticosa fase preparatoria che non fornisce blasonati riconoscimenti scientifici ma è la base indispensabile per ogni futura elaborazione e conoscenza climatologica dell'Umbria.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11391/1538658
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