Il volume propone uno studio sistematico di un tema tradizionale del diritto amministrativo, la discrezionalità tecnica della pubblica amministrazione, a lungo indagato dalla dottrina e dalla giurisprudenza, di forte attualità per la sua incidenza in settori chiave dell’attività amministrativa e per le problematiche legate all’ampiezza del sindacato del giudice. Lo studio si articola in due parti, la prima dedicata alla ricostruzione del concetto sotto il profilo sostanziale, la seconda, invece, dedicata più specificamente alla fase del controllo giurisdizionale. Vi è però un motivo di fondo che sottende l’intera trattazione e ne rappresenta, al tempo stesso, la premessa metodologica. Il tema della discrezionalità tecnica è letto nella dinamica dei rapporti fra poteri, allo scopo di individuare, a fronte di un’attività amministrativa non riconducibile pienamente né negli schemi dell’attività discrezionale né di quella vincolata, se esista una sfera riservata alla p.a. e sottratta al controllo pienamente sostitutivo del giudice. Questo criterio giustifica le scelte compiute nella prima parte, nella selezione dei contributi dottrinali ritenuti maggiormente significativi ai fini delle esigenze specifiche della ricerca. La copiosa produzione in materia è stata analizzata compiendo un’ideale distinzione fra Autori in cui è parso dominante l’intento di ricondurre la discrezionalità tecnica nel concetto più ampio di discrezionalità amministrativa e quelli in cui la tecnica ha assunto un ruolo centrale ed autonomo nella definizione di una sfera di potere riservato. Lo studio si snoda attraverso l’esame dei contributi caratterizzati dalla «pervasività del potere» e quelli incentrati sulla «pervasività della tecnica». Dall’analisi della dottrina è emerso il tratto peculiare della discrezionalità tecnica e delle problematiche ad essa correlate, cioè la commistione fra il profilo tecnico ed oggettivo – legato all’applicazione di discipline specialistiche - e quello soggettivo della scelta fra le soluzioni astrattamente prospettate dall’applicazione della regola (tecnica) al caso concreto. Al profilo della opinabilità (delle diverse alternative poste dalla applicazione del concetto indeterminato) si affianca quello dell’opportunità (della scelta fra le soluzioni astrattamente praticabili) che il giudice è chiamato a discernere e valutare nell’esercizio del proprio sindacato. Lo studio, dopo aver passato in rassegna gli orientamenti dottrinali più significativi, propone, a conclusione della prima parte, una “rilettura” della discrezionalità tecnica attraverso un sostanziale ampliamento della sfera della discrezionalità amministrativa. La discrezionalità tecnica delimita un ambito inaccessibile al controllo giurisdizionale nei casi in cui la ponderazione concreta dell’interesse pubblico, essenza della discrezionalità amministrativa, sia permeata da elementi tecnico – specialistici e la tecnica, di fatto, modelli lo stesso interesse pubblico. Le conclusioni delineate al termine della prima parte sono riprese e sviluppate nella seconda parte, dedicata al sindacato giurisdizionale sulla discrezionalità tecnica. Lo studio, in particolare, si concentra inizialmente sulle tematiche dell’accesso al fatto del giudice amministrativo, attraverso la dicotomia fra «controllo indiretto» e «controllo diretto». Con la prima espressione si descrive un potere giurisdizionale di ricostruzione della questio facti limitato alla rappresentazione offertane dall’amministrazione, formale ed estrinseco. Il «controllo diretto», invece, esprime la pienezza dell’accesso al fatto del giudice e la capacità di ricostruire l’intera vicenda processuale. Nelle dinamiche della discrezionalità tecnica, il controllo diretto si traduce nella facoltà per il giudice di avvalersi dei medesimi criteri tecnico specialistici dell’amministrazione nella ricostruzione dei fatti, collocando la tecnica nella sfera della legittimità e non più in quella del merito. Di questi aspetti il volume si occupa nei primi due capitoli della seconda parte e nel quarto capitolo, dedicato alla rilettura della tematica della discrezionalità tecnica attraverso le vicende della consulenza tecnica. L’affermazione del pieno accesso al fatto del giudice è la premessa per l’esame dell’ampiezza e dei limiti dei poteri decisori, affrontata nel terzo capitolo della seconda parte, dedicato alla distinzione fra il «sindacato debole» e il «sindacato forte». Dopo aver ricostruito i contenuti di queste due locuzioni, lo studio individua nel «sindacato debole» il completamento processuale delle soluzioni proposte nella prima parte, dedicata alla ricostruzione dell’istituto nei suoi aspetti sostanziali. Il volume si chiude con l’analisi delle soluzioni giurisprudenziali, sia interne che comunitarie con riferimento al problema della discrezionalità tecnica.

Contributo allo studio di un concetto ancora indeterminato. La discrezionalità tecnica della pubblica amministrazione.

GIUSTI, ANNALISA
2007-01-01

Abstract

Il volume propone uno studio sistematico di un tema tradizionale del diritto amministrativo, la discrezionalità tecnica della pubblica amministrazione, a lungo indagato dalla dottrina e dalla giurisprudenza, di forte attualità per la sua incidenza in settori chiave dell’attività amministrativa e per le problematiche legate all’ampiezza del sindacato del giudice. Lo studio si articola in due parti, la prima dedicata alla ricostruzione del concetto sotto il profilo sostanziale, la seconda, invece, dedicata più specificamente alla fase del controllo giurisdizionale. Vi è però un motivo di fondo che sottende l’intera trattazione e ne rappresenta, al tempo stesso, la premessa metodologica. Il tema della discrezionalità tecnica è letto nella dinamica dei rapporti fra poteri, allo scopo di individuare, a fronte di un’attività amministrativa non riconducibile pienamente né negli schemi dell’attività discrezionale né di quella vincolata, se esista una sfera riservata alla p.a. e sottratta al controllo pienamente sostitutivo del giudice. Questo criterio giustifica le scelte compiute nella prima parte, nella selezione dei contributi dottrinali ritenuti maggiormente significativi ai fini delle esigenze specifiche della ricerca. La copiosa produzione in materia è stata analizzata compiendo un’ideale distinzione fra Autori in cui è parso dominante l’intento di ricondurre la discrezionalità tecnica nel concetto più ampio di discrezionalità amministrativa e quelli in cui la tecnica ha assunto un ruolo centrale ed autonomo nella definizione di una sfera di potere riservato. Lo studio si snoda attraverso l’esame dei contributi caratterizzati dalla «pervasività del potere» e quelli incentrati sulla «pervasività della tecnica». Dall’analisi della dottrina è emerso il tratto peculiare della discrezionalità tecnica e delle problematiche ad essa correlate, cioè la commistione fra il profilo tecnico ed oggettivo – legato all’applicazione di discipline specialistiche - e quello soggettivo della scelta fra le soluzioni astrattamente prospettate dall’applicazione della regola (tecnica) al caso concreto. Al profilo della opinabilità (delle diverse alternative poste dalla applicazione del concetto indeterminato) si affianca quello dell’opportunità (della scelta fra le soluzioni astrattamente praticabili) che il giudice è chiamato a discernere e valutare nell’esercizio del proprio sindacato. Lo studio, dopo aver passato in rassegna gli orientamenti dottrinali più significativi, propone, a conclusione della prima parte, una “rilettura” della discrezionalità tecnica attraverso un sostanziale ampliamento della sfera della discrezionalità amministrativa. La discrezionalità tecnica delimita un ambito inaccessibile al controllo giurisdizionale nei casi in cui la ponderazione concreta dell’interesse pubblico, essenza della discrezionalità amministrativa, sia permeata da elementi tecnico – specialistici e la tecnica, di fatto, modelli lo stesso interesse pubblico. Le conclusioni delineate al termine della prima parte sono riprese e sviluppate nella seconda parte, dedicata al sindacato giurisdizionale sulla discrezionalità tecnica. Lo studio, in particolare, si concentra inizialmente sulle tematiche dell’accesso al fatto del giudice amministrativo, attraverso la dicotomia fra «controllo indiretto» e «controllo diretto». Con la prima espressione si descrive un potere giurisdizionale di ricostruzione della questio facti limitato alla rappresentazione offertane dall’amministrazione, formale ed estrinseco. Il «controllo diretto», invece, esprime la pienezza dell’accesso al fatto del giudice e la capacità di ricostruire l’intera vicenda processuale. Nelle dinamiche della discrezionalità tecnica, il controllo diretto si traduce nella facoltà per il giudice di avvalersi dei medesimi criteri tecnico specialistici dell’amministrazione nella ricostruzione dei fatti, collocando la tecnica nella sfera della legittimità e non più in quella del merito. Di questi aspetti il volume si occupa nei primi due capitoli della seconda parte e nel quarto capitolo, dedicato alla rilettura della tematica della discrezionalità tecnica attraverso le vicende della consulenza tecnica. L’affermazione del pieno accesso al fatto del giudice è la premessa per l’esame dell’ampiezza e dei limiti dei poteri decisori, affrontata nel terzo capitolo della seconda parte, dedicato alla distinzione fra il «sindacato debole» e il «sindacato forte». Dopo aver ricostruito i contenuti di queste due locuzioni, lo studio individua nel «sindacato debole» il completamento processuale delle soluzioni proposte nella prima parte, dedicata alla ricostruzione dell’istituto nei suoi aspetti sostanziali. Il volume si chiude con l’analisi delle soluzioni giurisprudenziali, sia interne che comunitarie con riferimento al problema della discrezionalità tecnica.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11391/156468
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