Quel che oggi attraversiamo è, infatti, una nuova forma dell’avventura moderna della libertà che, non credendo più nel mondo dato, si costruisce il proprio: l’artificiale cambia il proprio rapporto con il limite e non ricrea la natura data, ma decide di crearne una ex novo. Tutto questo avviene dentro un processo di tale velocità che sfugge alla nostra capacità di entrare in relazione autentica con il tempo, alla nostra sensibilità deliberativa, alla nostra possibilità discorsiva. E così l’artificiale rischia di non essere più il modo in cui gli umani ricreano la natura, ma quello in cui scoprono che ricreare l’umano significa perderlo. Per portare il mondo a portata di mano ne stiamo facendo a meno e lo stiamo trasferendo altrove, e, in questa riscrittura del mondo, la lotta per la sopravvivenza dell’umanità rischia di chiedere un sacrificio eccellente, cioè fare a meno proprio dell’umanità stessa. Cosa vuol dire allora oggi dedicarsi alla permanenza dell’umano in un contesto in cui le relazioni fisiche sono violate dall’intrusione continua di altri tramite canali digitali, il corpo si fa ininterrotta fonte di dati per la macchina, abitiamo sempre più frequentemente un mondo senza corpo proprio ma non senza materia? Soli (e disincarnati), ma insieme, come scrive Turkle, è l’immagine di un mondo in cui la natura sarà ridotta a fonte energetica di un artificio con sembianze naturali? È davvero questo il mondo a-venire che immaginiamo?
“La permanenza dell’uomo è l’avventura”. Qualche provocazione sul mondo a-venire, oltre naturale e artificiale
Luca Alici
2025
Abstract
Quel che oggi attraversiamo è, infatti, una nuova forma dell’avventura moderna della libertà che, non credendo più nel mondo dato, si costruisce il proprio: l’artificiale cambia il proprio rapporto con il limite e non ricrea la natura data, ma decide di crearne una ex novo. Tutto questo avviene dentro un processo di tale velocità che sfugge alla nostra capacità di entrare in relazione autentica con il tempo, alla nostra sensibilità deliberativa, alla nostra possibilità discorsiva. E così l’artificiale rischia di non essere più il modo in cui gli umani ricreano la natura, ma quello in cui scoprono che ricreare l’umano significa perderlo. Per portare il mondo a portata di mano ne stiamo facendo a meno e lo stiamo trasferendo altrove, e, in questa riscrittura del mondo, la lotta per la sopravvivenza dell’umanità rischia di chiedere un sacrificio eccellente, cioè fare a meno proprio dell’umanità stessa. Cosa vuol dire allora oggi dedicarsi alla permanenza dell’umano in un contesto in cui le relazioni fisiche sono violate dall’intrusione continua di altri tramite canali digitali, il corpo si fa ininterrotta fonte di dati per la macchina, abitiamo sempre più frequentemente un mondo senza corpo proprio ma non senza materia? Soli (e disincarnati), ma insieme, come scrive Turkle, è l’immagine di un mondo in cui la natura sarà ridotta a fonte energetica di un artificio con sembianze naturali? È davvero questo il mondo a-venire che immaginiamo?I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


