Il diritto dei mercanti medievali prendeva forma nelle consuetudini contrattuali, che ne regolavano i commerci; nelle sentenze del tribunale corporativo, che attraeva a sé anche le controversie tra mercante e non mercante, quando ne fosse oggetto un factum mercantie; e negli statuti dell’Arte, che dettavano le norme organizzative interne, le regole generali della professione e le autonome competenze giurisdizionali. La ricorrenza dei settecento anni dal primo Statuto dell’Arte della Mercanzia di Perugia (1323) ha offerto l’occasione per tornare a riflettere sul dinamismo economico, la vitalità politica e l’organizzazione giuridica della civitas Perusina nella fase matura della sua forma politica comunale. La “repubblica delle corporazioni”, in cui il ceto mercantile primeggiava, vide convergere nella sua proiezione istituzionale le autonomie dei corpi sociali e il pluralismo delle iurisdictiones, frutto dall’operosità dei mestieri e oggetto dell’elaborazione concettuale dei maestri dello Studium. Una convergenza realizzata nel segno dell’utilitas publica e dell’unitas et bonus status Communis: ispirata alla virtù civica, che ne formava il vissuto e consapevole sostrato.
Settecento anni dallo Statuto della Mercanzia di Perugia del 1323
Ferdinando Treggiari
2025
Abstract
Il diritto dei mercanti medievali prendeva forma nelle consuetudini contrattuali, che ne regolavano i commerci; nelle sentenze del tribunale corporativo, che attraeva a sé anche le controversie tra mercante e non mercante, quando ne fosse oggetto un factum mercantie; e negli statuti dell’Arte, che dettavano le norme organizzative interne, le regole generali della professione e le autonome competenze giurisdizionali. La ricorrenza dei settecento anni dal primo Statuto dell’Arte della Mercanzia di Perugia (1323) ha offerto l’occasione per tornare a riflettere sul dinamismo economico, la vitalità politica e l’organizzazione giuridica della civitas Perusina nella fase matura della sua forma politica comunale. La “repubblica delle corporazioni”, in cui il ceto mercantile primeggiava, vide convergere nella sua proiezione istituzionale le autonomie dei corpi sociali e il pluralismo delle iurisdictiones, frutto dall’operosità dei mestieri e oggetto dell’elaborazione concettuale dei maestri dello Studium. Una convergenza realizzata nel segno dell’utilitas publica e dell’unitas et bonus status Communis: ispirata alla virtù civica, che ne formava il vissuto e consapevole sostrato.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


