Marco Milella Dalle parole solide e congelate alle parole disciolte e calde. Miti e metafore per l’educazione intergenerazionale Una semplice ed elementare conoscenza basilare ci permette di distinguere almeno tre diversi stadi che un elemento può attraversare: l’essere solido, liquido e gassoso e, quindi, spesso, invisibile, impercettibile. Le parole sono state sovente comprese (sia nel senso di essere messe insieme, sia nel senso di essere capite), assimilate all’invisibilità, all’impercettibilità dello stato gassoso, aereo. L’espressione: “sono solo parole” considera le parole stesse come qualcosa che si disperde nell’aria, nel vento, poco più di un soffio, un flatus vocis, appunto. In un certo senso almeno metaforico, si potrebbe dire che le parole, però, hanno sempre ambito, hanno sempre “agognato” che fosse riconosciuta ad esse – quale necessaria, connaturale – la dimensione del “prendere corpo”, una vera e propria incorporazione, concretezza e sostanza; addirittura, si potrebbe dire, “materialità”; e ciò non soltanto in senso violento, quindi diseducativo (come per esempio, quando si dice: le parole sono pietre), ma anche in una prospettiva formativa. Lo scorrere del tempo, in certe condizioni climatiche, può trasformare un congelamento in un disgelamento. Entrambi questi fenomeni dipendono dall’abbassamento o dall’innalzamento delle temperature, che si susseguono, in alcune regioni della terra, secondo i ritmi delle stagioni. I tempi meteorologici possono anche scandire, in qualche modo, quelli cronologici. Per ora, tutto sembra ovvio, banale e scontato. Meno usuale è, invece, l’idea che a congelarsi possano essere non alcuni liquidi, che passerebbero così allo stato solido, ma addirittura le parole. Tale ipotesi mitologica, fantasiosa, carica di significati metaforici e di conseguenti riflessioni, è stata messa per iscritto, la prima volta, da Plutarco e poi ripresa da altri autori. L’idea che le parole possano congelarsi e poi disgelarsi ha attraversato la storia delle culture dall’antichità fino ad oggi. Le versioni più importanti di questa fabula sono quella già citata di Plutarco, quella di Castiglione e quella di Rabelais. Inaspettatamente, qualcosa di questa storia, forse, risuona anche in alcuni testi di poesie e di canzoni quasi contemporanee. La ricchezza metaforica di questi miti è tale da testimoniare la ricerca, sempre attuale, dell’importanza educativa delle parole per i singoli, per i gruppi e, soprattutto, per i rapporti tra le generazioni. Soprattutto nella vecchiaia si ha la possibilità di disgelare le parole, di dare alla memoria il tempo necessario alla ricerca della verità per far emergere ciò che nelle età precedenti – giovanili ed adulte – non poteva essere compreso. A tale compito, però, è necessario prepararsi lungo tutto l’arco della vita, in modo da poter far coincidere il più possibile – almeno come ideale regolativo – l’azione della memoria con quella della verità.
Dalle parole solide e congelate alle parole disciolte e calde. Miti e metafore per l’educazione intergenerazionale
Marco Milella
2025
Abstract
Marco Milella Dalle parole solide e congelate alle parole disciolte e calde. Miti e metafore per l’educazione intergenerazionale Una semplice ed elementare conoscenza basilare ci permette di distinguere almeno tre diversi stadi che un elemento può attraversare: l’essere solido, liquido e gassoso e, quindi, spesso, invisibile, impercettibile. Le parole sono state sovente comprese (sia nel senso di essere messe insieme, sia nel senso di essere capite), assimilate all’invisibilità, all’impercettibilità dello stato gassoso, aereo. L’espressione: “sono solo parole” considera le parole stesse come qualcosa che si disperde nell’aria, nel vento, poco più di un soffio, un flatus vocis, appunto. In un certo senso almeno metaforico, si potrebbe dire che le parole, però, hanno sempre ambito, hanno sempre “agognato” che fosse riconosciuta ad esse – quale necessaria, connaturale – la dimensione del “prendere corpo”, una vera e propria incorporazione, concretezza e sostanza; addirittura, si potrebbe dire, “materialità”; e ciò non soltanto in senso violento, quindi diseducativo (come per esempio, quando si dice: le parole sono pietre), ma anche in una prospettiva formativa. Lo scorrere del tempo, in certe condizioni climatiche, può trasformare un congelamento in un disgelamento. Entrambi questi fenomeni dipendono dall’abbassamento o dall’innalzamento delle temperature, che si susseguono, in alcune regioni della terra, secondo i ritmi delle stagioni. I tempi meteorologici possono anche scandire, in qualche modo, quelli cronologici. Per ora, tutto sembra ovvio, banale e scontato. Meno usuale è, invece, l’idea che a congelarsi possano essere non alcuni liquidi, che passerebbero così allo stato solido, ma addirittura le parole. Tale ipotesi mitologica, fantasiosa, carica di significati metaforici e di conseguenti riflessioni, è stata messa per iscritto, la prima volta, da Plutarco e poi ripresa da altri autori. L’idea che le parole possano congelarsi e poi disgelarsi ha attraversato la storia delle culture dall’antichità fino ad oggi. Le versioni più importanti di questa fabula sono quella già citata di Plutarco, quella di Castiglione e quella di Rabelais. Inaspettatamente, qualcosa di questa storia, forse, risuona anche in alcuni testi di poesie e di canzoni quasi contemporanee. La ricchezza metaforica di questi miti è tale da testimoniare la ricerca, sempre attuale, dell’importanza educativa delle parole per i singoli, per i gruppi e, soprattutto, per i rapporti tra le generazioni. Soprattutto nella vecchiaia si ha la possibilità di disgelare le parole, di dare alla memoria il tempo necessario alla ricerca della verità per far emergere ciò che nelle età precedenti – giovanili ed adulte – non poteva essere compreso. A tale compito, però, è necessario prepararsi lungo tutto l’arco della vita, in modo da poter far coincidere il più possibile – almeno come ideale regolativo – l’azione della memoria con quella della verità.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


