Il saggio analizza come, all’interno del “sistema” del dono relazionale, il ricevere, con le sue correlate virtù, sia importante quanto il dare e come il ricevere sia la molla del ricambiare chiudendo temporaneamente il sistema del dono, che poi si riaprirà dando vita ad una catena di benefici che si prolungherà all’infinito nel tempo e nello spazio. Il saggio si è prefisso anche il compito di illustrare come il ricevere possa costituire una leva di trasformazione del mondo e dell’impresa senza dunque disgiungere la contemplazione dall’azione e come il ricevere sia una e vera propria arte collegata a tante virtù (in primis la gratitudine). La gratitudine è un’arte che può avere un impatto positivo sulla nostra vita (facendoci relativizzare le avversità, dotando di senso l’esistenza, lavorando per la felicità) ed un’arte che può esercitare un’influenza positiva anche sulle vite degli altri rinforzando (quale sorgente di legame sociale e di mutuo riconoscimento tra persone) quel senso di connessione che è venuto scemando sin dall’avvento della modernità ed ancor più in tempi, come quelli di oggi, di individualismo illimitato e di “surmodernità”. Il ricevere può altresì essere di ausilio nel farci instaurare un diverso rapporto con il creato in termini di stupore e di cura e non più di sfruttamento e nel convertire, con gradualità, le imprese da imprese irresponsabili dal punto di vista sociale ed ambientale ad imprese civili.
Grazie alla vita che mi ha dato tanto..Sul paradigma di un’economia del dono
Cristina Montesi
2024
Abstract
Il saggio analizza come, all’interno del “sistema” del dono relazionale, il ricevere, con le sue correlate virtù, sia importante quanto il dare e come il ricevere sia la molla del ricambiare chiudendo temporaneamente il sistema del dono, che poi si riaprirà dando vita ad una catena di benefici che si prolungherà all’infinito nel tempo e nello spazio. Il saggio si è prefisso anche il compito di illustrare come il ricevere possa costituire una leva di trasformazione del mondo e dell’impresa senza dunque disgiungere la contemplazione dall’azione e come il ricevere sia una e vera propria arte collegata a tante virtù (in primis la gratitudine). La gratitudine è un’arte che può avere un impatto positivo sulla nostra vita (facendoci relativizzare le avversità, dotando di senso l’esistenza, lavorando per la felicità) ed un’arte che può esercitare un’influenza positiva anche sulle vite degli altri rinforzando (quale sorgente di legame sociale e di mutuo riconoscimento tra persone) quel senso di connessione che è venuto scemando sin dall’avvento della modernità ed ancor più in tempi, come quelli di oggi, di individualismo illimitato e di “surmodernità”. Il ricevere può altresì essere di ausilio nel farci instaurare un diverso rapporto con il creato in termini di stupore e di cura e non più di sfruttamento e nel convertire, con gradualità, le imprese da imprese irresponsabili dal punto di vista sociale ed ambientale ad imprese civili.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


