Per comprendere l’Occidente post niceno tra la prima e la seconda metà del IV secolo, si è avviata l’indagine con il concilio di Aquileia (settembre 381), confron- tando Acta e lettere sinodali con l’Apologia di Palladio di Ratiaria (§1). Prima di illustrarne gli esiti, si è valutata la tragica situazione militare provocata dal dilagare dei Goti oltre il Danubio nel 376-378 (§2). Adrianopoli ebbe ripercussione anche sulle dinamiche religiose, a causa del dissesto provocato nell’area balcanica e per i cambiamenti intervenuti al vertice dell’impero. Il defunto Valente fu infatti so- stituito con un generale spagnolo, Teodosio I, determinato (come già Costantino dopo il 324) a far corrispondere un impero consolidato e l’osservanza di un unico Credo, quello niceno. Raggiunto un compromesso tra omousiani e omeousiani nel concilio di Costantinopoli (maggio 381), le costituzioni emanate per appli- carne le disposizioni definirono in termini nuovi il concetto di eresia e la figura dell’eretico, facilitando l’operato dei vescovi riuniti ad Aquileia. Nel considerare gli esiti di quel concilio (§3), è parsa degna di attenzione la condanna relativa- mente lieve inflitta a Giuliano Valente, vescovo di Poetovio. L’ipotesi che egli fosse un discepolo di Ulfila ha permesso di allargare lo sguardo sulla realtà religiosa dell’area illirica e a ricostruire l’azione di quel vescovo non solo nella evangeliz- zazione dei Goti ma pure nella definizione omea della cristologia. Accettata in Oriente (§4), essa era professata sia dagli eminenti scomunicati in Aquileia, sia da Giustina, che Ambrogio convenientemente raffigurò come sua persecutrice, l’‘ariana’ per eccellenza (§5).

Tra Goti e Romani: la demonizzazione dell’arianesimo nell’impero consolidato

Rita Lizzi Testa
2026

Abstract

Per comprendere l’Occidente post niceno tra la prima e la seconda metà del IV secolo, si è avviata l’indagine con il concilio di Aquileia (settembre 381), confron- tando Acta e lettere sinodali con l’Apologia di Palladio di Ratiaria (§1). Prima di illustrarne gli esiti, si è valutata la tragica situazione militare provocata dal dilagare dei Goti oltre il Danubio nel 376-378 (§2). Adrianopoli ebbe ripercussione anche sulle dinamiche religiose, a causa del dissesto provocato nell’area balcanica e per i cambiamenti intervenuti al vertice dell’impero. Il defunto Valente fu infatti so- stituito con un generale spagnolo, Teodosio I, determinato (come già Costantino dopo il 324) a far corrispondere un impero consolidato e l’osservanza di un unico Credo, quello niceno. Raggiunto un compromesso tra omousiani e omeousiani nel concilio di Costantinopoli (maggio 381), le costituzioni emanate per appli- carne le disposizioni definirono in termini nuovi il concetto di eresia e la figura dell’eretico, facilitando l’operato dei vescovi riuniti ad Aquileia. Nel considerare gli esiti di quel concilio (§3), è parsa degna di attenzione la condanna relativa- mente lieve inflitta a Giuliano Valente, vescovo di Poetovio. L’ipotesi che egli fosse un discepolo di Ulfila ha permesso di allargare lo sguardo sulla realtà religiosa dell’area illirica e a ricostruire l’azione di quel vescovo non solo nella evangeliz- zazione dei Goti ma pure nella definizione omea della cristologia. Accettata in Oriente (§4), essa era professata sia dagli eminenti scomunicati in Aquileia, sia da Giustina, che Ambrogio convenientemente raffigurò come sua persecutrice, l’‘ariana’ per eccellenza (§5).
2026
978-88-31475-55-6
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11391/1618094
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