L’interpretazione della molteplicità in Calvino proposta da Enrico Terrinoni, traduttore italiano di James Joyce, ha molto a che fare con altre Lezioni americane, quelle del fisico Carlo Rovelli, e con l’«interpretazione relazionale» che ci offre la fisica quantistica, quando ci chiede «di pensare che le proprietà di un oggetto siano solo modi in cui l’oggetto influenza qualcos’altro». Secondo questa lettura, le cose del mondo non hanno proprietà intrinseche, ma assumono valore soltanto in termini di interazione. Calvino apre la sua lezione sulla molteplicità con una citazione di Carlo Emilio Gadda, affermando di voler introdurre il tema del «romanzo contemporaneo come enciclopedia, come metodo di conoscenza, e soprattutto come rete di connessioni tra i fatti, tra le persone, tra le cose del mondo». Gadda, come Joyce, costruisce opere sistematiche, aperte a continui rimandi referenziali e stratificazioni linguistiche; ma soprattutto, continuamente interpretabili. Un sapere enciclopedico, quindi, asservito all’invenzione di un immaginario che disseziona e ricostruisce la realtà secondo un nuovo sistema di relazioni: la conoscenza al servizio della trasformazione. Nell’ambito della composizione architettonica e urbana, la «molteplicità potenziale del narrabile», che Calvino affida all’iper-romanzo, può essere espressa dalla tipologia, se la intendiamo non come pura e statica tassonomia, ma come strumento generativo del progetto (o meglio, di un’infinità di progetti). Ci interessa il tipo per due motivi: il primo, perché ha la capacità di ricondurre l’architettura a un principio di generalità; il secondo, perché dallo scontro tra principio generale e condizioni del reale scaturiscono esperienze architettoniche specifiche, che prendono forma attraverso i modi di interazione tra gli elementi fondamentali del sistema. Il senso del tipo si manifesta nel continuo andirivieni tra generale e particolare. Il montaggio rappresentato in Teoria delle stringhe tiene insieme, alla medesima scala, il Grande Bazaar di Istanbul, il tessuto urbano della medina di Fès e quello della città cinese di Jieyang. I tre frammenti sono accomunati dalla presenza di figure – tra cui il recinto e la corte – declinate secondo modalità insediative diverse, che si compongono a formare un nuovo «sistema di sistemi». Sullo sfondo, String Theory (2019) di Anselm Kiefer ci ricorda che è l’interazione tra unità fondamentali a determinare la variazione del sistema.

Molteplice infinito. Architettura come interazione

Eliana Martinelli
2026

Abstract

L’interpretazione della molteplicità in Calvino proposta da Enrico Terrinoni, traduttore italiano di James Joyce, ha molto a che fare con altre Lezioni americane, quelle del fisico Carlo Rovelli, e con l’«interpretazione relazionale» che ci offre la fisica quantistica, quando ci chiede «di pensare che le proprietà di un oggetto siano solo modi in cui l’oggetto influenza qualcos’altro». Secondo questa lettura, le cose del mondo non hanno proprietà intrinseche, ma assumono valore soltanto in termini di interazione. Calvino apre la sua lezione sulla molteplicità con una citazione di Carlo Emilio Gadda, affermando di voler introdurre il tema del «romanzo contemporaneo come enciclopedia, come metodo di conoscenza, e soprattutto come rete di connessioni tra i fatti, tra le persone, tra le cose del mondo». Gadda, come Joyce, costruisce opere sistematiche, aperte a continui rimandi referenziali e stratificazioni linguistiche; ma soprattutto, continuamente interpretabili. Un sapere enciclopedico, quindi, asservito all’invenzione di un immaginario che disseziona e ricostruisce la realtà secondo un nuovo sistema di relazioni: la conoscenza al servizio della trasformazione. Nell’ambito della composizione architettonica e urbana, la «molteplicità potenziale del narrabile», che Calvino affida all’iper-romanzo, può essere espressa dalla tipologia, se la intendiamo non come pura e statica tassonomia, ma come strumento generativo del progetto (o meglio, di un’infinità di progetti). Ci interessa il tipo per due motivi: il primo, perché ha la capacità di ricondurre l’architettura a un principio di generalità; il secondo, perché dallo scontro tra principio generale e condizioni del reale scaturiscono esperienze architettoniche specifiche, che prendono forma attraverso i modi di interazione tra gli elementi fondamentali del sistema. Il senso del tipo si manifesta nel continuo andirivieni tra generale e particolare. Il montaggio rappresentato in Teoria delle stringhe tiene insieme, alla medesima scala, il Grande Bazaar di Istanbul, il tessuto urbano della medina di Fès e quello della città cinese di Jieyang. I tre frammenti sono accomunati dalla presenza di figure – tra cui il recinto e la corte – declinate secondo modalità insediative diverse, che si compongono a formare un nuovo «sistema di sistemi». Sullo sfondo, String Theory (2019) di Anselm Kiefer ci ricorda che è l’interazione tra unità fondamentali a determinare la variazione del sistema.
2026
979-12-5687-019-6
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11391/1627054
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact