Il contributo analizza il rapporto tra la giovane generazione romena e la diffusione della cultura pop-rock occidentale durante la fase del cosiddetto "socialismo liberale" (1964-1971) e negli anni immediatamente successivi, interrogandosi sul significato politico e culturale di tale fenomeno. Attraverso l'analisi della stampa periodica, dei palinsesti radiofonici e televisivi, della produzione musicale e cinematografica e della storiografia recente, il saggio ricostruisce le modalità con cui l'apertura internazionale promossa dai regimi di Gheorghiu-Dej e del primo Ceaușescu favorì la circolazione di modelli culturali occidentali e la formazione di una nuova cultura giovanile. L'articolo mette in discussione l'interpretazione che identifica automaticamente la ricezione della popular culture occidentale con una forma di dissenso politico. Pur riconoscendo che figure come Cornel Chiriac e alcuni episodi di censura testimoniano l'esistenza di spazi di contestazione, il saggio evidenzia come, nella maggior parte dei casi, la cultura pop-rock rappresentò soprattutto un processo di cambiamento generazionale e di ridefinizione delle pratiche culturali, più che un'opposizione esplicita al regime. L'analisi delle esperienze dei Phoenix e del Cenaclul Flacăra mostra inoltre la complessità del rapporto tra sperimentazione artistica, controllo politico e costruzione di un nazionalismo culturale che, a partire dal 1971, cercò di riassorbire le influenze occidentali entro un nuovo paradigma ideologico. Il caso romeno viene così interpretato nel più ampio contesto dei processi transnazionali della Guerra fredda, evidenziando come la circolazione globale di prodotti culturali e modelli giovanili abbia inciso profondamente sulla società socialista, producendo trasformazioni che non possono essere ricondotte esclusivamente alle categorie di consenso o dissenso politico.
L'Europa fra Oriente e Occidente. Atti della Giornata di studioNapoli, 6 dicembre 2024
Emanuela Costantini
2026
Abstract
Il contributo analizza il rapporto tra la giovane generazione romena e la diffusione della cultura pop-rock occidentale durante la fase del cosiddetto "socialismo liberale" (1964-1971) e negli anni immediatamente successivi, interrogandosi sul significato politico e culturale di tale fenomeno. Attraverso l'analisi della stampa periodica, dei palinsesti radiofonici e televisivi, della produzione musicale e cinematografica e della storiografia recente, il saggio ricostruisce le modalità con cui l'apertura internazionale promossa dai regimi di Gheorghiu-Dej e del primo Ceaușescu favorì la circolazione di modelli culturali occidentali e la formazione di una nuova cultura giovanile. L'articolo mette in discussione l'interpretazione che identifica automaticamente la ricezione della popular culture occidentale con una forma di dissenso politico. Pur riconoscendo che figure come Cornel Chiriac e alcuni episodi di censura testimoniano l'esistenza di spazi di contestazione, il saggio evidenzia come, nella maggior parte dei casi, la cultura pop-rock rappresentò soprattutto un processo di cambiamento generazionale e di ridefinizione delle pratiche culturali, più che un'opposizione esplicita al regime. L'analisi delle esperienze dei Phoenix e del Cenaclul Flacăra mostra inoltre la complessità del rapporto tra sperimentazione artistica, controllo politico e costruzione di un nazionalismo culturale che, a partire dal 1971, cercò di riassorbire le influenze occidentali entro un nuovo paradigma ideologico. Il caso romeno viene così interpretato nel più ampio contesto dei processi transnazionali della Guerra fredda, evidenziando come la circolazione globale di prodotti culturali e modelli giovanili abbia inciso profondamente sulla società socialista, producendo trasformazioni che non possono essere ricondotte esclusivamente alle categorie di consenso o dissenso politico.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


