I gesti legati al consumo di cibo nella vita quotidiana e nei rituali dell'Etruria rimangono in gran parte sconosciuti. In assenza di fonti scritte etrusche, i ricercatori si affidano alle testimonianze greche e latine, anche se indizi emergono da depositi intenzionali di oggetti – risultati di pratiche rituali – che permettono di comprendere le azioni e i significati associati. Lo studio analizza due contesti archeologici maggiori: il "complesso sacro" di Tarquinia e il santuario portuale di Gravisca. A Tarquinia, a partire dall'VIII secolo a.C., un santuario sorge attorno a una capanna consacrata a una grande dea (identificata con l'etrusca Uni); dopo l'incendio del VII secolo a.C., vengono scavate due fosse per accogliere offerte, incluso un straordinario insieme di oggetti in bronzo deposti come fondazione di un altare/tempio. Un "deposito reiterato" rivela un rituale codificato con vasi contenenti frammenti di cereali, spighe e resti carbonizzati, legato al ciclo delle mietitura e rappresentante un linguaggio simbolico in cui cibo, contenitori e gesti convergono in un culto agrario. A Gravisca, il santuario emporico riflette un contesto rituale marcato da scambi culturali, con forme ceramiche (coppe, canthares, crateri) utilizzate nel simposio e nelle libazioni, pratiche rituali centrate sul banchetto e sulla comunione nel bere. In questi spazi sacri, l'azione conferisce all'oggetto il suo carattere sacro: può essere creato per la divinità o diventarlo attraverso l'uso, in un contesto dove la frontiera tra dei e uomini si attenua e produrre, offrire e condividere si intrecciano.
Gestes et rituels alimentaires dans les sanctuaires étrusques
Lucio Fiorini;
2026
Abstract
I gesti legati al consumo di cibo nella vita quotidiana e nei rituali dell'Etruria rimangono in gran parte sconosciuti. In assenza di fonti scritte etrusche, i ricercatori si affidano alle testimonianze greche e latine, anche se indizi emergono da depositi intenzionali di oggetti – risultati di pratiche rituali – che permettono di comprendere le azioni e i significati associati. Lo studio analizza due contesti archeologici maggiori: il "complesso sacro" di Tarquinia e il santuario portuale di Gravisca. A Tarquinia, a partire dall'VIII secolo a.C., un santuario sorge attorno a una capanna consacrata a una grande dea (identificata con l'etrusca Uni); dopo l'incendio del VII secolo a.C., vengono scavate due fosse per accogliere offerte, incluso un straordinario insieme di oggetti in bronzo deposti come fondazione di un altare/tempio. Un "deposito reiterato" rivela un rituale codificato con vasi contenenti frammenti di cereali, spighe e resti carbonizzati, legato al ciclo delle mietitura e rappresentante un linguaggio simbolico in cui cibo, contenitori e gesti convergono in un culto agrario. A Gravisca, il santuario emporico riflette un contesto rituale marcato da scambi culturali, con forme ceramiche (coppe, canthares, crateri) utilizzate nel simposio e nelle libazioni, pratiche rituali centrate sul banchetto e sulla comunione nel bere. In questi spazi sacri, l'azione conferisce all'oggetto il suo carattere sacro: può essere creato per la divinità o diventarlo attraverso l'uso, in un contesto dove la frontiera tra dei e uomini si attenua e produrre, offrire e condividere si intrecciano.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


