Il contributo esplora il ruolo degli immaginari nella produzione contemporanea dei luoghi a partire da una ricerca etnografica condotta a Monte Castello di Vibio, piccolo centro umbro segnato da processi di spopolamento e rarefazione dei servizi, ma attraversato al tempo stesso da nuove presenze, pratiche culturali e progettualità. Muovendo da una concezione relazionale e processuale dello spazio e dal dibattito antropologico sugli immaginari, il saggio indaga il modo in cui memorie, rappresentazioni, desideri e aspettative concorrono a ridefinire continuamente ciò che il paese è e ciò che può diventare. L’etnografia segue una pluralità di prospettive e pratiche: le memorie degli abitanti, gli “Incontri del venerdì”, le narrazioni dei nuovi residenti, la presenza degli artisti internazionali, le attività rivolte ai bambini e le politiche locali di valorizzazione. Ne emerge un paesaggio immaginario attraversato da temporalità e visioni differenti, nel quale passato, presente e futuro vengono continuamente messi in relazione. Gli immaginari si configurano così come una dimensione costitutiva dell’abitare: orientano pratiche, investimenti e forme di presenza, consentendo di elaborare la trasformazione e di mantenere aperto un senso del possibile anche di fronte alla fragilità demografica e materiale del territorio.
Immaginari. Monte Castello di Vibio (PG)
Elisa Rondini
2026
Abstract
Il contributo esplora il ruolo degli immaginari nella produzione contemporanea dei luoghi a partire da una ricerca etnografica condotta a Monte Castello di Vibio, piccolo centro umbro segnato da processi di spopolamento e rarefazione dei servizi, ma attraversato al tempo stesso da nuove presenze, pratiche culturali e progettualità. Muovendo da una concezione relazionale e processuale dello spazio e dal dibattito antropologico sugli immaginari, il saggio indaga il modo in cui memorie, rappresentazioni, desideri e aspettative concorrono a ridefinire continuamente ciò che il paese è e ciò che può diventare. L’etnografia segue una pluralità di prospettive e pratiche: le memorie degli abitanti, gli “Incontri del venerdì”, le narrazioni dei nuovi residenti, la presenza degli artisti internazionali, le attività rivolte ai bambini e le politiche locali di valorizzazione. Ne emerge un paesaggio immaginario attraversato da temporalità e visioni differenti, nel quale passato, presente e futuro vengono continuamente messi in relazione. Gli immaginari si configurano così come una dimensione costitutiva dell’abitare: orientano pratiche, investimenti e forme di presenza, consentendo di elaborare la trasformazione e di mantenere aperto un senso del possibile anche di fronte alla fragilità demografica e materiale del territorio.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


