Il contributo esplora le trasformazioni dello spazio urbano a Umbertide, centro dell’Alta Valle del Tevere attraversato negli ultimi decenni da significativi mutamenti demografici, sociali e culturali. Muovendo da una concezione dello spazio come prodotto storico e relazionale, l’analisi considera i luoghi come configurazioni continuamente ridefinite da pratiche quotidiane, mobilità, memorie, rapporti di potere e forme di appartenenza. L’etnografia segue differenti traiettorie: gli usi del mercato e degli spazi pubblici da parte della popolazione di origine nordafricana, le esperienze delle generazioni più giovani, la controversa vicenda della moschea e le memorie della festa della Madonna del Giglio, interrotta nei primi anni Duemila. Attraverso situazioni eterogenee per scala e temporalità, emerge una geografia in movimento, nella quale nuove forme di presenza si sovrappongono a pratiche sedimentate e luoghi apparentemente marginali conservano una persistente densità affettiva. Lo spazio si configura così come una dimensione attiva dell’abitare: rende visibili processi di appaesamento e distanze ancora irrisolte, registra trasformazioni e conflitti, conserva le tracce di socialità scomparse e viene continuamente prodotto e negoziato attraverso le relazioni tra chi abita e ciò che viene abitato.
Spazi. Umbertide (PG)
Elisa Rondini
;Fiorella Giacalone
2026
Abstract
Il contributo esplora le trasformazioni dello spazio urbano a Umbertide, centro dell’Alta Valle del Tevere attraversato negli ultimi decenni da significativi mutamenti demografici, sociali e culturali. Muovendo da una concezione dello spazio come prodotto storico e relazionale, l’analisi considera i luoghi come configurazioni continuamente ridefinite da pratiche quotidiane, mobilità, memorie, rapporti di potere e forme di appartenenza. L’etnografia segue differenti traiettorie: gli usi del mercato e degli spazi pubblici da parte della popolazione di origine nordafricana, le esperienze delle generazioni più giovani, la controversa vicenda della moschea e le memorie della festa della Madonna del Giglio, interrotta nei primi anni Duemila. Attraverso situazioni eterogenee per scala e temporalità, emerge una geografia in movimento, nella quale nuove forme di presenza si sovrappongono a pratiche sedimentate e luoghi apparentemente marginali conservano una persistente densità affettiva. Lo spazio si configura così come una dimensione attiva dell’abitare: rende visibili processi di appaesamento e distanze ancora irrisolte, registra trasformazioni e conflitti, conserva le tracce di socialità scomparse e viene continuamente prodotto e negoziato attraverso le relazioni tra chi abita e ciò che viene abitato.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


