I due saggi presentati nel volume interrogano i gesti, le parole e gli usi delle memorie di diversi attori sociali attorno alla presenza problematica del «corpo convulsivo». Una esplorazione delle pratiche della possessione è condotta attraverso documenti d’archivio e materiali etnografici prodotti in una ricerca sul campo nel territorio di Gubbio (regione Umbria). Il tentativo è quello di proporre una etnografia delle metamorfosi della persona in situazioni ove gesti sfuggenti ed enigmatici sembrano ogni volta sottrarsi ai discorsi (religiosi, medici, socio-antropologici, psichiatrici) che cercano, in qualche modo, di «averne ragione». Il primo saggio propone un’analisi dell’esorcismo di una giovane donna alla fine del secolo XVIII. Il rito è inquadrato come un insieme di pratiche all’incrocio di differenti procedure di iscrizione, dunque come il prodotto storico e locale di atti liturgici, tecniche della confessione e dispositivi giuridici d’esame. In questa chiave, mettendo al centro le pratiche materiali, gli oggetti e i processi d’incorporazione, la scena della possessione appare caratterizzata da un’irriducibilità e una extraterritorialità dell’azione della posseduta rispetto ai dispositivi che in qualche modo la inscrivono. Nel secondo saggio lo sguardo etnografico si sofferma sulle trasformazioni del sé, in uno spazio intersoggettivo largamente definito dalla pratica psichiatrica e dalle forme di devozione cattolica. Le vicende legate a un caso, sul confine tra diagnosi psichiatrica e percorso religioso, permettono di esaminare criticamente il corpo e le sue trasformazioni nello scambio sociale. L’attenzione per le azioni multiformi spinge a ricollocare l’etnografia del/con il corpo nella prassi quotidiana e nei luoghi ove la possessione è una modalità di stare nel mondo.

Memorie e possessione. Saggi etnografici

MINELLI, MASSIMILIANO
2007

Abstract

I due saggi presentati nel volume interrogano i gesti, le parole e gli usi delle memorie di diversi attori sociali attorno alla presenza problematica del «corpo convulsivo». Una esplorazione delle pratiche della possessione è condotta attraverso documenti d’archivio e materiali etnografici prodotti in una ricerca sul campo nel territorio di Gubbio (regione Umbria). Il tentativo è quello di proporre una etnografia delle metamorfosi della persona in situazioni ove gesti sfuggenti ed enigmatici sembrano ogni volta sottrarsi ai discorsi (religiosi, medici, socio-antropologici, psichiatrici) che cercano, in qualche modo, di «averne ragione». Il primo saggio propone un’analisi dell’esorcismo di una giovane donna alla fine del secolo XVIII. Il rito è inquadrato come un insieme di pratiche all’incrocio di differenti procedure di iscrizione, dunque come il prodotto storico e locale di atti liturgici, tecniche della confessione e dispositivi giuridici d’esame. In questa chiave, mettendo al centro le pratiche materiali, gli oggetti e i processi d’incorporazione, la scena della possessione appare caratterizzata da un’irriducibilità e una extraterritorialità dell’azione della posseduta rispetto ai dispositivi che in qualche modo la inscrivono. Nel secondo saggio lo sguardo etnografico si sofferma sulle trasformazioni del sé, in uno spazio intersoggettivo largamente definito dalla pratica psichiatrica e dalle forme di devozione cattolica. Le vicende legate a un caso, sul confine tra diagnosi psichiatrica e percorso religioso, permettono di esaminare criticamente il corpo e le sue trasformazioni nello scambio sociale. L’attenzione per le azioni multiformi spinge a ricollocare l’etnografia del/con il corpo nella prassi quotidiana e nei luoghi ove la possessione è una modalità di stare nel mondo.
2007
9788860741226
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