Il testo racconta di una città dalle mura storiche che hanno resistito al tempo ma animata da una popolazione ricostituita al termine di un grandioso processo di rigenerazione per effetto del ricambio delle generazioni indigene e dell’ingresso di schiere di immigrati. E la città si interroga e vuole capirsi: da chi è fatta, da chi trae ispirazione, da chi è guidata, a cosa tende. La partecipazione di allora e il suo ravvivarsi quest’oggi confermano una curiosità e una voglia di essere che incoraggia e sfida i ceti dirigenti, la classe politica, le persone coinvolte e volitive a definire proposte e progetti all’altezza della vitalità espressa. Lo spazio cognitivo del libro si definisce all’intersezione di due dimensioni precise e qualificanti: lo scorrere degli avvenimenti nell’ultimo mezzo secolo e la ricostruzione delle dimensioni di una città che, praticamente da sempre, si riconosce per contrapposizione al contiguo capoluogo regionale. Per questo aspetto, il contributo specifico dell’autore è di sottolineare come, nonostante la forte crescita delle attività terziarie, che pure è innegabile, Corciano resti, almeno rispetto a Perugia, territorio relativamente più industrializzato. E d’altra parte, viene osservato, non potrebbe essere diversamente se si pensa che tutta una serie di piccole attività artigiane e industriali hanno potuto trovare convenienza a inserirsi in quel territorio, a fianco delle poche unità che da tempo insediate lì sono riuscite a costruirsi un mercato che non è più solo locale, proprio per la crescita delle presenze commerciali e, più in generale, terziarie. In sostanza, si sostiene, è il comune in questione anello involontario e al limite inconsapevole di una stratificazione sociale che si gioca anche sul piano delle assegnazioni di ruolo urbanistiche in quanto il comune di Corciano si nutre, all’inizio della sua storia più recente, della deruralizzazione e del reinserimento delle legioni di mezzadri postulanti una opportunità di riscatto per sé e per i propri figli, nel nuovo prolifico processo garantito dalla industrializzazione dell’intera regione umbra.

Imprese e sviluppo locale in un Comune satellite del capoluogo regionale: Corciano 1951-2001

SACCHI, Sergio
2008

Abstract

Il testo racconta di una città dalle mura storiche che hanno resistito al tempo ma animata da una popolazione ricostituita al termine di un grandioso processo di rigenerazione per effetto del ricambio delle generazioni indigene e dell’ingresso di schiere di immigrati. E la città si interroga e vuole capirsi: da chi è fatta, da chi trae ispirazione, da chi è guidata, a cosa tende. La partecipazione di allora e il suo ravvivarsi quest’oggi confermano una curiosità e una voglia di essere che incoraggia e sfida i ceti dirigenti, la classe politica, le persone coinvolte e volitive a definire proposte e progetti all’altezza della vitalità espressa. Lo spazio cognitivo del libro si definisce all’intersezione di due dimensioni precise e qualificanti: lo scorrere degli avvenimenti nell’ultimo mezzo secolo e la ricostruzione delle dimensioni di una città che, praticamente da sempre, si riconosce per contrapposizione al contiguo capoluogo regionale. Per questo aspetto, il contributo specifico dell’autore è di sottolineare come, nonostante la forte crescita delle attività terziarie, che pure è innegabile, Corciano resti, almeno rispetto a Perugia, territorio relativamente più industrializzato. E d’altra parte, viene osservato, non potrebbe essere diversamente se si pensa che tutta una serie di piccole attività artigiane e industriali hanno potuto trovare convenienza a inserirsi in quel territorio, a fianco delle poche unità che da tempo insediate lì sono riuscite a costruirsi un mercato che non è più solo locale, proprio per la crescita delle presenze commerciali e, più in generale, terziarie. In sostanza, si sostiene, è il comune in questione anello involontario e al limite inconsapevole di una stratificazione sociale che si gioca anche sul piano delle assegnazioni di ruolo urbanistiche in quanto il comune di Corciano si nutre, all’inizio della sua storia più recente, della deruralizzazione e del reinserimento delle legioni di mezzadri postulanti una opportunità di riscatto per sé e per i propri figli, nel nuovo prolifico processo garantito dalla industrializzazione dell’intera regione umbra.
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