Scopo del saggio è quello di svelare e tentare di dare una spiegazione all’esistenza di un paradosso, il paradosso della gratuità in economia. Rivelare e comprendere questo paradosso significa fornire una spiegazione del perché il dono è stato occultato nella società contemporanea, ma soprattutto nell’economia contemporanea , quando invece esso opera, in via più o meno palese, in vari luoghi di vita e di attività delle persone: famiglia, amicizia, comunità, Stato, organizzazioni non profit, mercato e permea l’agire individuale lungo l’arco di tutta l’esistenza. Ed anche del perché il dono, anche quando viene con recalcitranza riconosciuto come all'opera nei predetti luoghi, è spesso svalorizzato. A tal fine il saggio passa in rassegna le diverse concezioni di dono (puriste, strumentali, relazionali, rivalistiche) con le rispettive caratteristiche ed illustra le motivazioni per cui il dono "relazionale" in epoca moderna è stato occultato nella società, ma soprattutto all’interno del mercato (essendo il paradigma dell'homo oeconomicus fondato su un'idea di un agente individualista ed egoista). Una volta risolto questo mistero, il saggio esamina le conseguenze teoriche e pratiche di questo occultamento (riduzionismo scientifico ed insostenibilità economica, sociale, ambientale dei processi di sviluppo). Quindi il saggio tenta di disvelare, in modo innovativo, la presenza del dono all’interno delle pieghe del mercato, mettendo in luce la sua funzione di catalizzatore e fluidificatore del mercato, nonché la sua funzione di antidoto a taluni fallimenti del mercato. Particolare attenzione viene prestata al dono anche sul piano microeconomico, ovvero al suo agire, nella molteplicità delle sue forme (dono filantropico, relazionale, strumentale), all’interno dell’impresa (nel capitale organizzativo, umano, relazionale, nell’acquisizione di vantaggio competitivo) ed a livello mesoeconomico (in quei settori manifatturieri o dei servizi in cui la "relazione" è divenuta particolarmente importante dal punto di vista strategico; nei sistemi produttivi locali; nei distretti industriali; nelle varie forme, più o meno avanzate, di collaborazione tra imprese; nelle politiche di sviluppo locale o nelle politiche ambientali di ultima generazione che poggiano sulla partnership tra diversi attori). L’esistenza così pregnante del dono nei vari ambiti della vita associativa (anche se di più difficile individuazione in campo economico) consente di confutare criticamente il paradigma unidimensionale dell’homo oeconomicus e di dilatare le concezioni di economia (pubblica, privata, civile), di beni (privati, pubblici, relazionali, comuni), di valore (di scambio, di uso, di legame), di forme di regolazione dell’economia (scambio di mercato, coazione/redistribuzione, reciprocità), di sviluppo (facendo i dovuti distinguo tra crescita, sviluppo, sviluppo sostenibile). Il dono costituisce inoltre un’alternativa agli schematismi del pensiero binario fondato sugli aut/aut che è attualmente prevalente sia in campo economico che sociologico: nel primo caso esso rappresenta infatti il "terzo paradigma" tra l'interesse egoistico del mercato e la solidarietà burocratica dello stato (Welfare State), nel secondo caso la terza via tra l'individualismo e l'olismo.

Dare, ricevere, ricambiare: il paradigma del dono come alternativa antropologica ed economica

MONTESI, Cristina
2008

Abstract

Scopo del saggio è quello di svelare e tentare di dare una spiegazione all’esistenza di un paradosso, il paradosso della gratuità in economia. Rivelare e comprendere questo paradosso significa fornire una spiegazione del perché il dono è stato occultato nella società contemporanea, ma soprattutto nell’economia contemporanea , quando invece esso opera, in via più o meno palese, in vari luoghi di vita e di attività delle persone: famiglia, amicizia, comunità, Stato, organizzazioni non profit, mercato e permea l’agire individuale lungo l’arco di tutta l’esistenza. Ed anche del perché il dono, anche quando viene con recalcitranza riconosciuto come all'opera nei predetti luoghi, è spesso svalorizzato. A tal fine il saggio passa in rassegna le diverse concezioni di dono (puriste, strumentali, relazionali, rivalistiche) con le rispettive caratteristiche ed illustra le motivazioni per cui il dono "relazionale" in epoca moderna è stato occultato nella società, ma soprattutto all’interno del mercato (essendo il paradigma dell'homo oeconomicus fondato su un'idea di un agente individualista ed egoista). Una volta risolto questo mistero, il saggio esamina le conseguenze teoriche e pratiche di questo occultamento (riduzionismo scientifico ed insostenibilità economica, sociale, ambientale dei processi di sviluppo). Quindi il saggio tenta di disvelare, in modo innovativo, la presenza del dono all’interno delle pieghe del mercato, mettendo in luce la sua funzione di catalizzatore e fluidificatore del mercato, nonché la sua funzione di antidoto a taluni fallimenti del mercato. Particolare attenzione viene prestata al dono anche sul piano microeconomico, ovvero al suo agire, nella molteplicità delle sue forme (dono filantropico, relazionale, strumentale), all’interno dell’impresa (nel capitale organizzativo, umano, relazionale, nell’acquisizione di vantaggio competitivo) ed a livello mesoeconomico (in quei settori manifatturieri o dei servizi in cui la "relazione" è divenuta particolarmente importante dal punto di vista strategico; nei sistemi produttivi locali; nei distretti industriali; nelle varie forme, più o meno avanzate, di collaborazione tra imprese; nelle politiche di sviluppo locale o nelle politiche ambientali di ultima generazione che poggiano sulla partnership tra diversi attori). L’esistenza così pregnante del dono nei vari ambiti della vita associativa (anche se di più difficile individuazione in campo economico) consente di confutare criticamente il paradigma unidimensionale dell’homo oeconomicus e di dilatare le concezioni di economia (pubblica, privata, civile), di beni (privati, pubblici, relazionali, comuni), di valore (di scambio, di uso, di legame), di forme di regolazione dell’economia (scambio di mercato, coazione/redistribuzione, reciprocità), di sviluppo (facendo i dovuti distinguo tra crescita, sviluppo, sviluppo sostenibile). Il dono costituisce inoltre un’alternativa agli schematismi del pensiero binario fondato sugli aut/aut che è attualmente prevalente sia in campo economico che sociologico: nel primo caso esso rappresenta infatti il "terzo paradigma" tra l'interesse egoistico del mercato e la solidarietà burocratica dello stato (Welfare State), nel secondo caso la terza via tra l'individualismo e l'olismo.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11391/35388
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