Questo studio mira ad apportare un contributo al dibattito in merito alle questioni regolamentari ed economiche sollevate dalla sempre maggiore importanza recentemente acquisita dai cosiddetti “Fondi Sovrani”, in primo luogo tentando di giungere ad una più accurata identificazione della effettiva natura giuridica ed economica di tali peculiari veicoli d’investimento governativi utilizzati per “finalità speciali”. I fondi Sovrani sono generalmente considerati come soggetti in grado di apportare benefici significativi al funzionamento del mercato globale dei capitali. Tuttavia, significative preoccupazioni sono state espresse a causa della scarsa disclosure e trasparenza informativa dei Fondi Sovrani, dei loro molteplici obiettivi d’investimento e segnatamente in relazione al fatto che – in quanto strumenti d’investimento riconducibili a soggetti “sovrani” – i Fondi Sovrani potrebbero assumerne decisioni d’investimento condizionate o influenzate da obiettivi o considerazioni politiche/strategiche oppure secondo modalità che inducono nei paesi destinatari dei loro investimenti preoccupazioni dal punto di vista della “sicurezza nazionale”. Sebbene il dibattito in materia di Fondi Sovrani sia fin ora ruotato intorno a tali questioni, il presente studio mira inoltre ad evidenziare che la recente crescita esponenziale dei Fondi Sovrani può essere interpretata come un “effetto collaterale” degli ampi e persistenti squilibri globali nel commercio internazionale (squilibri che rappresentano una possibile minaccia alla stabilità economica e finanziaria globale) e che il crescente trasferimento delle “riserve in eccesso” dalle Autorità monetarie di uno Stato verso i relativi Fondi Sovrani condurrebbe verosimilmente ad un significativo ribilanciamento dei flussi di capitali nell’ambito dei mercati finanziari globali. Sotto altro aspetto, nonostante il rischio di un’influenza politica/strategica negli investimenti dei Fondi Sovrani non debba essere sottovalutato, nel presente studio si argomenta che allo stato una specifica regolamentazione dei Fondi Sovrani non sarebbe necessaria, in quanto la loro effettiva gestione risulta già in parte vincolata e condizionata dalle loro stesse caratteristiche e dai relativi obiettivi d’investimento, nonché da numerosi fattori di origine regolamentare, politica ed economica (ad esempio, sia le regole adottate dal WTO e dall’OECD, sia le norme ed i principi giuridici dell’acquis communautaire già prevedono ipotesi di deroghe ed eccezioni legali alla libera circolazione di capitali e di beni laddove siano in gioco “legittimi interessi nazionali”). Con specifico riferimento a tali profili giuridici, questo studio suggerisce che un approccio regolamentare bilanciato, ed ispirato al principio di proporzionalità, alle questioni sollevate dai Fondi Sovrani richieda “solo”, almeno per il momento, di affiancare strumenti di “soft law” – quali ad esempio i cosiddetti “Principi di Santiago” o “GAPP” adottati a fine 2008 nonché le linee guida dell’OECD sugli investimenti dei Fondi Sovrani (che dovrebbero essere definite entro il 2009) – con un sistema di regolamentazione e vigilanza “light” ed “indiretto” in materia d’investimenti azionari dei Fondi Sovrani, sistema coerente, tra l’altro, con le raccomandazioni formulate alla Commissione Europea nella Risoluzione del Parlamento Europeo del 23 September 2008 sulla trasparenza degli investitori istituzionali e basato essenzialmente sui principi e sulle disposizioni giuridiche già in vigore in materia in numerosi Stati Membri. In particolare, un valido riferimento deve essere individuato, innanzitutto, nei principi e nelle norme europee che stabiliscono obblighi di notifica e di disclosure delle partecipazioni detenute nonché di disclosure delle informazioni relative alla titolarità ed alle modalità di esercizio dei diritti di voto connessi alle partecipazioni stesse, inoltre, laddove necessario, anche in quelle che impongono limiti alle partecipazioni detenibili e/o all’esercizio dei diritti di voto da parte dei titolari di partecipazioni in imprese europee.

The so-called "Sovereign Wealth Funds": regulatory issues, financial stability and prudential supervision.

MEZZACAPO, Simone
2009

Abstract

Questo studio mira ad apportare un contributo al dibattito in merito alle questioni regolamentari ed economiche sollevate dalla sempre maggiore importanza recentemente acquisita dai cosiddetti “Fondi Sovrani”, in primo luogo tentando di giungere ad una più accurata identificazione della effettiva natura giuridica ed economica di tali peculiari veicoli d’investimento governativi utilizzati per “finalità speciali”. I fondi Sovrani sono generalmente considerati come soggetti in grado di apportare benefici significativi al funzionamento del mercato globale dei capitali. Tuttavia, significative preoccupazioni sono state espresse a causa della scarsa disclosure e trasparenza informativa dei Fondi Sovrani, dei loro molteplici obiettivi d’investimento e segnatamente in relazione al fatto che – in quanto strumenti d’investimento riconducibili a soggetti “sovrani” – i Fondi Sovrani potrebbero assumerne decisioni d’investimento condizionate o influenzate da obiettivi o considerazioni politiche/strategiche oppure secondo modalità che inducono nei paesi destinatari dei loro investimenti preoccupazioni dal punto di vista della “sicurezza nazionale”. Sebbene il dibattito in materia di Fondi Sovrani sia fin ora ruotato intorno a tali questioni, il presente studio mira inoltre ad evidenziare che la recente crescita esponenziale dei Fondi Sovrani può essere interpretata come un “effetto collaterale” degli ampi e persistenti squilibri globali nel commercio internazionale (squilibri che rappresentano una possibile minaccia alla stabilità economica e finanziaria globale) e che il crescente trasferimento delle “riserve in eccesso” dalle Autorità monetarie di uno Stato verso i relativi Fondi Sovrani condurrebbe verosimilmente ad un significativo ribilanciamento dei flussi di capitali nell’ambito dei mercati finanziari globali. Sotto altro aspetto, nonostante il rischio di un’influenza politica/strategica negli investimenti dei Fondi Sovrani non debba essere sottovalutato, nel presente studio si argomenta che allo stato una specifica regolamentazione dei Fondi Sovrani non sarebbe necessaria, in quanto la loro effettiva gestione risulta già in parte vincolata e condizionata dalle loro stesse caratteristiche e dai relativi obiettivi d’investimento, nonché da numerosi fattori di origine regolamentare, politica ed economica (ad esempio, sia le regole adottate dal WTO e dall’OECD, sia le norme ed i principi giuridici dell’acquis communautaire già prevedono ipotesi di deroghe ed eccezioni legali alla libera circolazione di capitali e di beni laddove siano in gioco “legittimi interessi nazionali”). Con specifico riferimento a tali profili giuridici, questo studio suggerisce che un approccio regolamentare bilanciato, ed ispirato al principio di proporzionalità, alle questioni sollevate dai Fondi Sovrani richieda “solo”, almeno per il momento, di affiancare strumenti di “soft law” – quali ad esempio i cosiddetti “Principi di Santiago” o “GAPP” adottati a fine 2008 nonché le linee guida dell’OECD sugli investimenti dei Fondi Sovrani (che dovrebbero essere definite entro il 2009) – con un sistema di regolamentazione e vigilanza “light” ed “indiretto” in materia d’investimenti azionari dei Fondi Sovrani, sistema coerente, tra l’altro, con le raccomandazioni formulate alla Commissione Europea nella Risoluzione del Parlamento Europeo del 23 September 2008 sulla trasparenza degli investitori istituzionali e basato essenzialmente sui principi e sulle disposizioni giuridiche già in vigore in materia in numerosi Stati Membri. In particolare, un valido riferimento deve essere individuato, innanzitutto, nei principi e nelle norme europee che stabiliscono obblighi di notifica e di disclosure delle partecipazioni detenute nonché di disclosure delle informazioni relative alla titolarità ed alle modalità di esercizio dei diritti di voto connessi alle partecipazioni stesse, inoltre, laddove necessario, anche in quelle che impongono limiti alle partecipazioni detenibili e/o all’esercizio dei diritti di voto da parte dei titolari di partecipazioni in imprese europee.
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