Le interazioni sono eventi molto comuni, ma poiché sono poco conosciute e/o sottostimate, passano, purtrop- po, frequentemente inosservate. Ciò contribuisce a creare un problema sanitario di notevole rilevanza sul versante della sicurezza dei farmaci, problema che sembra peraltro in continua crescita. Sebbene non tutte le interazioni siano di rilievo clinico e/o tossicologico, l’aspetto problematico sta proprio nella capacità di riconoscere e trattare quelle più rilevanti tra- lasciando le migliaia di meno importanti. Scopo di que- sto capitolo è di tentare di far luce su questo aspetto e di proporre alcuni suggerimenti per ridurre la frequenza di questi eventi indesiderati e dannosi. Per iniziare è bene accordarsi innanzitutto sulle defini- zioni. Quella “canonica” di interazione è la seguente: «Per interazione tra farmaci si intende una modificazione misu- rabile, in intensità e/o durata, dell’azione di un farmaco in seguito o in concomitanza alla somministrazione di un’altra o più altre sostanze. Il risultato netto può essere un aumento, o una diminuzione degli effetti di uno o più farmaci, oppure la comparsa di un nuovo effetto che non si presentava con i singoli farmaci». Come si vede, in questa definizione, la modificazione in intensità o durata dell’azione di un farmaco (o la comparsa di un nuovo effetto) che rappresenta l’essenza dell’intera- zione stessa, non viene ulteriormente precisata. Ovvero non viene detto se la modificazione che si produce deb- ba avere conseguenze positive o negative per il paziente. Ciò implica che, a rigore, non dovremmo essere portati ad associare automaticamente al termine “interazione” una valenza negativa (il verificarsi di un effetto dannoso). Vi sono infatti, come vedremo fra breve, interazioni utili oltre a quelle dannose. Inoltre si dovrebbe tener presente che le sostanze responsabili di interazioni possono essere non solo farmaci, ma anche principi attivi contenuti in rimedi fitoterapici ed alimenti.

Interazioni tra farmaci: un importante gruppo di reazioni avverse

ALLEGRUCCI, Massimo
2009

Abstract

Le interazioni sono eventi molto comuni, ma poiché sono poco conosciute e/o sottostimate, passano, purtrop- po, frequentemente inosservate. Ciò contribuisce a creare un problema sanitario di notevole rilevanza sul versante della sicurezza dei farmaci, problema che sembra peraltro in continua crescita. Sebbene non tutte le interazioni siano di rilievo clinico e/o tossicologico, l’aspetto problematico sta proprio nella capacità di riconoscere e trattare quelle più rilevanti tra- lasciando le migliaia di meno importanti. Scopo di que- sto capitolo è di tentare di far luce su questo aspetto e di proporre alcuni suggerimenti per ridurre la frequenza di questi eventi indesiderati e dannosi. Per iniziare è bene accordarsi innanzitutto sulle defini- zioni. Quella “canonica” di interazione è la seguente: «Per interazione tra farmaci si intende una modificazione misu- rabile, in intensità e/o durata, dell’azione di un farmaco in seguito o in concomitanza alla somministrazione di un’altra o più altre sostanze. Il risultato netto può essere un aumento, o una diminuzione degli effetti di uno o più farmaci, oppure la comparsa di un nuovo effetto che non si presentava con i singoli farmaci». Come si vede, in questa definizione, la modificazione in intensità o durata dell’azione di un farmaco (o la comparsa di un nuovo effetto) che rappresenta l’essenza dell’intera- zione stessa, non viene ulteriormente precisata. Ovvero non viene detto se la modificazione che si produce deb- ba avere conseguenze positive o negative per il paziente. Ciò implica che, a rigore, non dovremmo essere portati ad associare automaticamente al termine “interazione” una valenza negativa (il verificarsi di un effetto dannoso). Vi sono infatti, come vedremo fra breve, interazioni utili oltre a quelle dannose. Inoltre si dovrebbe tener presente che le sostanze responsabili di interazioni possono essere non solo farmaci, ma anche principi attivi contenuti in rimedi fitoterapici ed alimenti.
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