Dopo aver attraversato, anche se non ne siamo ancora fuori (anzi!), l’era “dell’uno vale uno” – nella quale, la non-conoscenza (e/o l’ignoranza) è assurta a valore fondamentale e la preparazione/la cultura/il pensiero ad inutili ‘strumenti’ – siamo entrati, per tanti versi opportunamente – almeno, a livello di discorso pubblico – in una (apparentemente) “nuova fase” (?) che, a seguito anche dell’ennesima emergenza sistemica e globale e della nostra impreparazione/inadeguatezza, sembrerebbe proprio partire da una rivalutazione/riconsiderazione del ruolo e della funzione, assolutamente determinanti e strategici, degli studiosi, di chi fa ricerca, dei cd.esperti, perfino, degli intellettuali (?), tanto disprezzati negli ultimi decenni forse anche per il loro essere fin troppo ‘organici’ e allineati all’insegna di un anticonformismo di maniera che, oltretutto, produce opportunità, successi e visibilità. Ma, le conseguenze devastanti dell’uno vale uno e – per esteso – delle retoriche/narrazioni della/sulla dis-intermediazione continuano/continueranno ad esercitare il loro condizionamento in tutti gli ambiti della vita pubblica e della prassi sociale. E chissà per quanto tempo ancora ce le porteremo dietro. Tuttavia, il problema, al momento, è diventato, ai limiti del paradosso, proprio quello (del coinvolgimento esclusivo) degli studiosi e degli esperti/delle esperte: anche perché, ormai, presentarsi, apparire ed essere “riconosciuti” come tali non richiede neanche molto impegno, nell’epoca ipermediatica**, dei social e della comunicazione ipervirale (? – in realtà è connessione + marketing) ove si può attestare e dichiarare di tutto, tanto (quasi) nessuno fa controlli e verifiche, finché fai parte di reti e lobbies, più o meno importanti, e/o non dai fastidio a nessuno.

Dall'uno vale uno agli esperti di tutto: delle derive della cd. società della conoscenza (società dell’ignoranza**)

Piero Dominici
2022

Abstract

Dopo aver attraversato, anche se non ne siamo ancora fuori (anzi!), l’era “dell’uno vale uno” – nella quale, la non-conoscenza (e/o l’ignoranza) è assurta a valore fondamentale e la preparazione/la cultura/il pensiero ad inutili ‘strumenti’ – siamo entrati, per tanti versi opportunamente – almeno, a livello di discorso pubblico – in una (apparentemente) “nuova fase” (?) che, a seguito anche dell’ennesima emergenza sistemica e globale e della nostra impreparazione/inadeguatezza, sembrerebbe proprio partire da una rivalutazione/riconsiderazione del ruolo e della funzione, assolutamente determinanti e strategici, degli studiosi, di chi fa ricerca, dei cd.esperti, perfino, degli intellettuali (?), tanto disprezzati negli ultimi decenni forse anche per il loro essere fin troppo ‘organici’ e allineati all’insegna di un anticonformismo di maniera che, oltretutto, produce opportunità, successi e visibilità. Ma, le conseguenze devastanti dell’uno vale uno e – per esteso – delle retoriche/narrazioni della/sulla dis-intermediazione continuano/continueranno ad esercitare il loro condizionamento in tutti gli ambiti della vita pubblica e della prassi sociale. E chissà per quanto tempo ancora ce le porteremo dietro. Tuttavia, il problema, al momento, è diventato, ai limiti del paradosso, proprio quello (del coinvolgimento esclusivo) degli studiosi e degli esperti/delle esperte: anche perché, ormai, presentarsi, apparire ed essere “riconosciuti” come tali non richiede neanche molto impegno, nell’epoca ipermediatica**, dei social e della comunicazione ipervirale (? – in realtà è connessione + marketing) ove si può attestare e dichiarare di tutto, tanto (quasi) nessuno fa controlli e verifiche, finché fai parte di reti e lobbies, più o meno importanti, e/o non dai fastidio a nessuno.
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