Always new, but in reality 'old' forms of racism are manifesting themselves even where they seemed erased and unrepeatable. At the same time, in contrast to the nineteenth and, above all, the twentieth century, very few proclaim themselves openly as racists. This situation proves – precisely because it is denied – very insidious and pernicious as such it further conceals racist perceptions, conceptions and acts. Faced with it, there is a need for reflection and counteracting actions that call into question formative processes and confront them with complex relational phenomenologies such as those of colourism and “passing”. These phenomenologies are linked and, at the same time, distinct; however, both are the result of oppression and "demand" to be taken over by formative practices of study, explication and understanding.

Sempre nuove, ma in realtà “vecchie” forme di razzismo, si manifestano anche dove sembravano cancellate e irripetibili. Nello stesso tempo, al contrario di quello che è successo nell’ottocento e, soprattutto, nel novecento, pochissimi si proclamano apertamente razzisti. Questa situazione si rivela – proprio perché negata – molto subdola e insidiosa, in quanto nasconde ulteriormente percezioni, concezioni e agiti razzisti. Di fronte ad essa vi è il bisogno di riflessioni e azioni di contrasto che chiamino in causa i processi formativi e li pongano di fronte a fenomenologie relazionali complesse come quelle del colorismo e del “passing”. Tali fenomenologie sono collegate e, nello stesso tempo, distinte; entrambe, però, sono frutto di oppressione e “chiedono” di essere prese in carico da pratiche di studio, esplicitazione e comprensione formative.

Verso una riflessione formativa su colorismo e “passing”

Milella Marco
2022-01-01

Abstract

Sempre nuove, ma in realtà “vecchie” forme di razzismo, si manifestano anche dove sembravano cancellate e irripetibili. Nello stesso tempo, al contrario di quello che è successo nell’ottocento e, soprattutto, nel novecento, pochissimi si proclamano apertamente razzisti. Questa situazione si rivela – proprio perché negata – molto subdola e insidiosa, in quanto nasconde ulteriormente percezioni, concezioni e agiti razzisti. Di fronte ad essa vi è il bisogno di riflessioni e azioni di contrasto che chiamino in causa i processi formativi e li pongano di fronte a fenomenologie relazionali complesse come quelle del colorismo e del “passing”. Tali fenomenologie sono collegate e, nello stesso tempo, distinte; entrambe, però, sono frutto di oppressione e “chiedono” di essere prese in carico da pratiche di studio, esplicitazione e comprensione formative.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11391/1537713
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