L’oggetto della ricerca è la città di Istanbul, nelle sue declinazioni del moderno, letta attraverso la figura di Turgut Cansever, importante architetto, urbanista e pensatore turco. La tesi non ha una struttura monografica, ma cerca di proiettare l’opera dell’architetto in un contesto più ampio, tenendo conto della complessità dei fatti urbani a partire da alcune teorie architettoniche, più o meno note in Occidente, che hanno contribuito alla conoscenza e comprensione della città turco-ottomana. La ricerca tratta il valore urbano del progetto architettonico, che a Istanbul, come in molte altre città costruite per stratificazioni, è rimasto valido nel tempo quando ha cercato di risolvere le dicotomie tra preesistente e contemporaneo. La tesi si sviluppa tra due polarità. Da un lato, s’indagano i principi di trasmissione della Scuola di architettura fondata da Sedad Eldem, individuabili nell’opera di Turgut Cansever. Il pensiero mistico di Cansever sembra contrapporsi al pragmatismo di Eldem, ma in realtà non dimentica mai le necessità primarie dell’individuo. La sua architettura si propone di soddisfare i bisogni dell’uomo, siano essi di natura pratica, psicologica o spirituale; in questo senso, potremmo avvicinare Cansever a quegli “altri moderni” che ritengono la funzione come qualcosa di inscindibile dal bisogno dell’uomo di riconoscersi nell’ambiente. Dall’altro lato, si circoscrive l’esperienza di Cansever al progetto di una parte di città, che meglio rivela l’attuazione dei suddetti principi, per apportare un cambiamento sociale, essenziale per l’architetto. L’accezione sperimentale del progetto per piazza Beyazιt, che viene analizzato nei suoi aspetti compositivi, si contrappone, infatti, alle regole che vennero imposte in quegli anni per conformare Istanbul ai modelli urbani occidentali.

Turgut Cansever e la Scuola di Sedad Eldem. Unità e tettonica nel progetto per Istanbul

Eliana Martinelli
2019-01-01

Abstract

L’oggetto della ricerca è la città di Istanbul, nelle sue declinazioni del moderno, letta attraverso la figura di Turgut Cansever, importante architetto, urbanista e pensatore turco. La tesi non ha una struttura monografica, ma cerca di proiettare l’opera dell’architetto in un contesto più ampio, tenendo conto della complessità dei fatti urbani a partire da alcune teorie architettoniche, più o meno note in Occidente, che hanno contribuito alla conoscenza e comprensione della città turco-ottomana. La ricerca tratta il valore urbano del progetto architettonico, che a Istanbul, come in molte altre città costruite per stratificazioni, è rimasto valido nel tempo quando ha cercato di risolvere le dicotomie tra preesistente e contemporaneo. La tesi si sviluppa tra due polarità. Da un lato, s’indagano i principi di trasmissione della Scuola di architettura fondata da Sedad Eldem, individuabili nell’opera di Turgut Cansever. Il pensiero mistico di Cansever sembra contrapporsi al pragmatismo di Eldem, ma in realtà non dimentica mai le necessità primarie dell’individuo. La sua architettura si propone di soddisfare i bisogni dell’uomo, siano essi di natura pratica, psicologica o spirituale; in questo senso, potremmo avvicinare Cansever a quegli “altri moderni” che ritengono la funzione come qualcosa di inscindibile dal bisogno dell’uomo di riconoscersi nell’ambiente. Dall’altro lato, si circoscrive l’esperienza di Cansever al progetto di una parte di città, che meglio rivela l’attuazione dei suddetti principi, per apportare un cambiamento sociale, essenziale per l’architetto. L’accezione sperimentale del progetto per piazza Beyazιt, che viene analizzato nei suoi aspetti compositivi, si contrappone, infatti, alle regole che vennero imposte in quegli anni per conformare Istanbul ai modelli urbani occidentali.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11391/1538622
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