Sebbene la diffusione della coltivazione dell’olivo sia ormai estesa a moltissime aree geografiche della Terra e la richiesta di materiale vegetale di qualità sia sempre in aumento, le tecniche di propagazione e produzione di piante di questa specie maggiormente utilizzate sono ancora oggi l’innesto e la talea. In Italia, oltre il 65% della produzione vivaistica di piante di olivo è ottenuta attraverso l’innesto e poco più del 30% per autoradicazione. Soltanto un numero ancora limitato di vivai utilizza la micropropagazione per un ridotto numero di cultivar non solo italiane. Le ragioni risiedono nella difficoltà di ovviare ancora ad alcuni limiti di tipo procedurale connessi con l’ottimizzazione dei protocolli di proliferazione, l’individuazione di fitoregolatori meno costosi e più efficaci nello stimolare il processo rigenerativo e aumentare i coefficienti di moltiplicazione, il superamento di comportamenti riconducibili alla genotipo-dipendenza e l’ottenimento di plantule più adatte strutturalmente alla fase di ambientamento. A tale proposito, la maggior parte dei vivaisti che produce olivo in vitro sta tentando di abbandonare la radicazione in condizioni di asepsi, come ormai usualmente si fa per molte altre specie di fruttiferi. Ciò per cercare di ridurre i tempi di produzione (e quindi i costi), combinando la fase di radicazione con le prime fasi dell’ambientamento. Essenziale, quindi, valutare preliminarmente la capacità rizogena degli espianti di olivo su substrati non agarizzati. In questo lavoro, sebbene gli esperimenti siano stati condotti in condizioni di sterilità, si è voluto studiare l’effetto di alcuni substrati sulla radicazione di due varietà italiane di olivo, tra le maggiori coltivate in Umbria: Frantoio e Moraiolo. La condizione di luce e la composizione chimico fisica hanno rappresentato i parametri che differenziavano i substrati valutati: un terreno agarizzato, un terreno agarizzato ma colorato scuro e un terriccio, ottenuto miscelando torba e sabbia in rapporto 3:1. Gli espianti di olivo hanno fornito differenti risultati, facendo emergere differenze di comportamento riconducibili alla cultivar e alle condizioni di radicazione. In ‘Moraiolo’, in particolare, sebbene sia un genotipo caratterizzato da una limitata attitudine rizogena, è stata ottenuta una percentuale di radicazione ottimale (100%) nel substrato terriccio mentre con il substrato agarizzato, in assenza di colorante, la percentuale di radicazione è risultata più bassa (81%). Tale comportamento è stato confermato anche dai dati raccolti in merito al numero e alla lunghezza media delle radici. Infine, la medesima tendenza, sebbene con entità diversa, è stata confermata anche in ‘Frantoio’.
Effetto della tipologia di substrato sulla capacità rizogena di espianti vitro-derivati di olivo
Maurizio Micheli
;Luca Regni;Mara Rondolini;
2025
Abstract
Sebbene la diffusione della coltivazione dell’olivo sia ormai estesa a moltissime aree geografiche della Terra e la richiesta di materiale vegetale di qualità sia sempre in aumento, le tecniche di propagazione e produzione di piante di questa specie maggiormente utilizzate sono ancora oggi l’innesto e la talea. In Italia, oltre il 65% della produzione vivaistica di piante di olivo è ottenuta attraverso l’innesto e poco più del 30% per autoradicazione. Soltanto un numero ancora limitato di vivai utilizza la micropropagazione per un ridotto numero di cultivar non solo italiane. Le ragioni risiedono nella difficoltà di ovviare ancora ad alcuni limiti di tipo procedurale connessi con l’ottimizzazione dei protocolli di proliferazione, l’individuazione di fitoregolatori meno costosi e più efficaci nello stimolare il processo rigenerativo e aumentare i coefficienti di moltiplicazione, il superamento di comportamenti riconducibili alla genotipo-dipendenza e l’ottenimento di plantule più adatte strutturalmente alla fase di ambientamento. A tale proposito, la maggior parte dei vivaisti che produce olivo in vitro sta tentando di abbandonare la radicazione in condizioni di asepsi, come ormai usualmente si fa per molte altre specie di fruttiferi. Ciò per cercare di ridurre i tempi di produzione (e quindi i costi), combinando la fase di radicazione con le prime fasi dell’ambientamento. Essenziale, quindi, valutare preliminarmente la capacità rizogena degli espianti di olivo su substrati non agarizzati. In questo lavoro, sebbene gli esperimenti siano stati condotti in condizioni di sterilità, si è voluto studiare l’effetto di alcuni substrati sulla radicazione di due varietà italiane di olivo, tra le maggiori coltivate in Umbria: Frantoio e Moraiolo. La condizione di luce e la composizione chimico fisica hanno rappresentato i parametri che differenziavano i substrati valutati: un terreno agarizzato, un terreno agarizzato ma colorato scuro e un terriccio, ottenuto miscelando torba e sabbia in rapporto 3:1. Gli espianti di olivo hanno fornito differenti risultati, facendo emergere differenze di comportamento riconducibili alla cultivar e alle condizioni di radicazione. In ‘Moraiolo’, in particolare, sebbene sia un genotipo caratterizzato da una limitata attitudine rizogena, è stata ottenuta una percentuale di radicazione ottimale (100%) nel substrato terriccio mentre con il substrato agarizzato, in assenza di colorante, la percentuale di radicazione è risultata più bassa (81%). Tale comportamento è stato confermato anche dai dati raccolti in merito al numero e alla lunghezza media delle radici. Infine, la medesima tendenza, sebbene con entità diversa, è stata confermata anche in ‘Frantoio’.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


