Il paper vuole analizzare la figura di William Thompson (1785-1833), intellettuale molto eclettico. Thompson è stato infatti un filosofo, uno scienziato sociale, un riformatore sociale, un difensore dei diritti delle donne, ma, soprattutto, un economista morale e radicale, precursore per alcuni aspetti della teoria del plusvalore di Marx. Le intuizioni di Thompson, seppur anticipatrici di alcuni assunti della teoria marxiana del valore, non dovrebbero tuttavia consentire, come il paper tenta di dimostrare, di annoverare Thompson tra i socialisti ricardiani, gruppo al quale è stato tradizionalmente ricondotto in passato da alcuni studiosi delle dottrine economiche. Il principale tema di ricerca di Thompson può essere dedotto dal titolo della sua opera scientifica più importante: “Un’indagine sui principi di distribuzione della ricchezza maggiormente tendenti alla felicità umana”. Il paper illustra come la ricerca delle leggi naturali di distribuzione della ricchezza, che per Thompson avrebbero potuto assicurare il raggiungimento della massima quantità di felicità umana, portò Thompson ad una originale combinazione tra l'utilitarismo di Jeremy Bentham, il socialismo di Robert Owen, la teoria del valore di Adam Smith (e non la teoria del valore di David Ricardo). Questo sincretismo, mirato a collegare la felicità con la redistribuzione del reddito, costrinse però Thompson a prendere le distanze da Bentham su diversi temi (il concetto di felicità intesa come benessere e come bene relazionale e non come piacere; la non subordinazione del principio di uguaglianza al principio di sicurezza); indusse Thompson a differenziarsi dallo schema di mutua cooperazione di Robert Owen in una direzione più democratica, femminista e riformista; obbligò Thompson ad abbracciare una teoria del valore non strumentale, ovvero tesa alla ricerca (come accade in Adam Smith e Marx) della fonte del valore e non interessata a stabilire le ragioni di scambio tra prodotti (come avviene invece in David Ricardo). A livello microeconomico l'eredità di Thompson può essere ritrovata nell'anticipazione, all'interno del suo sistema sociale di mutua cooperazione, dei principi di Rochdale, che sarebbero poi diventati i principi guida delle imprese cooperative, integrati con il principio della felicità pubblica, una nozione che era stata elaborata dagli Economisti civili settecenteschi.

Felicità, distribuzione del reddito e mutua cooperazione nella visione di William Thompson,

Cristina Montesi
2024

Abstract

Il paper vuole analizzare la figura di William Thompson (1785-1833), intellettuale molto eclettico. Thompson è stato infatti un filosofo, uno scienziato sociale, un riformatore sociale, un difensore dei diritti delle donne, ma, soprattutto, un economista morale e radicale, precursore per alcuni aspetti della teoria del plusvalore di Marx. Le intuizioni di Thompson, seppur anticipatrici di alcuni assunti della teoria marxiana del valore, non dovrebbero tuttavia consentire, come il paper tenta di dimostrare, di annoverare Thompson tra i socialisti ricardiani, gruppo al quale è stato tradizionalmente ricondotto in passato da alcuni studiosi delle dottrine economiche. Il principale tema di ricerca di Thompson può essere dedotto dal titolo della sua opera scientifica più importante: “Un’indagine sui principi di distribuzione della ricchezza maggiormente tendenti alla felicità umana”. Il paper illustra come la ricerca delle leggi naturali di distribuzione della ricchezza, che per Thompson avrebbero potuto assicurare il raggiungimento della massima quantità di felicità umana, portò Thompson ad una originale combinazione tra l'utilitarismo di Jeremy Bentham, il socialismo di Robert Owen, la teoria del valore di Adam Smith (e non la teoria del valore di David Ricardo). Questo sincretismo, mirato a collegare la felicità con la redistribuzione del reddito, costrinse però Thompson a prendere le distanze da Bentham su diversi temi (il concetto di felicità intesa come benessere e come bene relazionale e non come piacere; la non subordinazione del principio di uguaglianza al principio di sicurezza); indusse Thompson a differenziarsi dallo schema di mutua cooperazione di Robert Owen in una direzione più democratica, femminista e riformista; obbligò Thompson ad abbracciare una teoria del valore non strumentale, ovvero tesa alla ricerca (come accade in Adam Smith e Marx) della fonte del valore e non interessata a stabilire le ragioni di scambio tra prodotti (come avviene invece in David Ricardo). A livello microeconomico l'eredità di Thompson può essere ritrovata nell'anticipazione, all'interno del suo sistema sociale di mutua cooperazione, dei principi di Rochdale, che sarebbero poi diventati i principi guida delle imprese cooperative, integrati con il principio della felicità pubblica, una nozione che era stata elaborata dagli Economisti civili settecenteschi.
2024
978-88-946932-7-0
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