La “scala” della ricerca in progettazione architettonica dovrebbe essere considerata non tanto come specificità disciplinare, quanto come questione trasversale propria del progetto di architettura, sia esso riferito alla città, al paesaggio, all’edificio o agli interni. Due sono gli aspetti fondamentali attraverso cui possiamo inquadrare le questioni di scala: il metodo compositivo e il sistema di relazioni. Molto spesso, l’architetto stabilisce dei principi compositivi ricorrenti alle diverse scale, da quella del progetto urbano a quello di interni, e forse, proprio dalla applicazione dei medesimi principi a scale differenti si può verificare la validità di una sperimentazione progettuale. La composizione delle parti in un insieme produce, certamente, un riscontro diretto nella realtà, variabile alle diverse scale: nel progetto urbano e architettonico definisce i rapporti volumetrici e spaziali, e di conseguenza le relazioni sociali che ne scaturiscono; dunque, la vita della città. Nel progetto di interni e di allestimento essa determina, invece, l’interazione tra corpi e tra corpo e oggetto. Tuttavia, sappiamo che la dimensione dell’oggetto-architettura non influenza soltanto la rispettiva scala di progetto: è qui, infatti, che entra in gioco il sistema di relazioni che il progetto riesce a instaurare. Nel caso di piccole architetture o allestimenti temporanei, tali relazioni si possono ripercuotere alla scala urbana, o addirittura a quella territoriale. Allo stesso modo, i progetti di parti di città possono determinare relazioni sistematiche tra “stanze” urbane, rendendo “domestico” anche lo spazio pubblico. Ciò avviene quando le operazioni di progetto diventano “metodo di luogo”. Il concetto di luogo, infatti, prescinde dalle questioni di scala e pertiene, invece, le valenze antropologiche e culturali dei diversi ambiti spaziali.

Metodo compositivo e sistema di relazioni

Eliana Martinelli
2026

Abstract

La “scala” della ricerca in progettazione architettonica dovrebbe essere considerata non tanto come specificità disciplinare, quanto come questione trasversale propria del progetto di architettura, sia esso riferito alla città, al paesaggio, all’edificio o agli interni. Due sono gli aspetti fondamentali attraverso cui possiamo inquadrare le questioni di scala: il metodo compositivo e il sistema di relazioni. Molto spesso, l’architetto stabilisce dei principi compositivi ricorrenti alle diverse scale, da quella del progetto urbano a quello di interni, e forse, proprio dalla applicazione dei medesimi principi a scale differenti si può verificare la validità di una sperimentazione progettuale. La composizione delle parti in un insieme produce, certamente, un riscontro diretto nella realtà, variabile alle diverse scale: nel progetto urbano e architettonico definisce i rapporti volumetrici e spaziali, e di conseguenza le relazioni sociali che ne scaturiscono; dunque, la vita della città. Nel progetto di interni e di allestimento essa determina, invece, l’interazione tra corpi e tra corpo e oggetto. Tuttavia, sappiamo che la dimensione dell’oggetto-architettura non influenza soltanto la rispettiva scala di progetto: è qui, infatti, che entra in gioco il sistema di relazioni che il progetto riesce a instaurare. Nel caso di piccole architetture o allestimenti temporanei, tali relazioni si possono ripercuotere alla scala urbana, o addirittura a quella territoriale. Allo stesso modo, i progetti di parti di città possono determinare relazioni sistematiche tra “stanze” urbane, rendendo “domestico” anche lo spazio pubblico. Ciò avviene quando le operazioni di progetto diventano “metodo di luogo”. Il concetto di luogo, infatti, prescinde dalle questioni di scala e pertiene, invece, le valenze antropologiche e culturali dei diversi ambiti spaziali.
2026
978-88-916-6907-0
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11391/1620035
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