Il saggio analizza in prospettiva diacronica le trasformazioni della sede del Parlamento in Romania dal 1859 al 2025, interpretandole come espressione materiale delle diverse forme di sovranità che hanno caratterizzato la storia politica del Paese. Attraverso lo studio della collocazione urbana e del linguaggio architettonico degli edifici parlamentari, il contributo mette in luce il rapporto tra rappresentanza, legittimazione del potere e spazio pubblico. Dalla fase monarchico-costituzionale, segnata dall’aspirazione alla modernizzazione e all’occidentalizzazione, al periodo comunista, caratterizzato dalla marginalizzazione dell’istituzione parlamentare e dalla monumentalizzazione totalitaria del potere, fino alla democrazia post-1989, la sede del Parlamento emerge come un palinsesto architettonico e simbolico. La scelta di collocare il Parlamento democratico nella ex Casa Poporului è interpretata come un processo complesso di riappropriazione e resignificazione dell’eredità autoritaria. Il caso romeno offre così un osservatorio privilegiato sul rapporto tra architettura, memoria e potere politico nei contesti post-totalitari.
Dallo Stato nazionale al comunismo (e ritorno). La sede del Parlamento in Romania (1859-2025)
Emanuela Costantini
2026
Abstract
Il saggio analizza in prospettiva diacronica le trasformazioni della sede del Parlamento in Romania dal 1859 al 2025, interpretandole come espressione materiale delle diverse forme di sovranità che hanno caratterizzato la storia politica del Paese. Attraverso lo studio della collocazione urbana e del linguaggio architettonico degli edifici parlamentari, il contributo mette in luce il rapporto tra rappresentanza, legittimazione del potere e spazio pubblico. Dalla fase monarchico-costituzionale, segnata dall’aspirazione alla modernizzazione e all’occidentalizzazione, al periodo comunista, caratterizzato dalla marginalizzazione dell’istituzione parlamentare e dalla monumentalizzazione totalitaria del potere, fino alla democrazia post-1989, la sede del Parlamento emerge come un palinsesto architettonico e simbolico. La scelta di collocare il Parlamento democratico nella ex Casa Poporului è interpretata come un processo complesso di riappropriazione e resignificazione dell’eredità autoritaria. Il caso romeno offre così un osservatorio privilegiato sul rapporto tra architettura, memoria e potere politico nei contesti post-totalitari.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


