Il contributo propone una riflessione metodologica sull'uso di procedure computazionali e Intelligenza Artificiale generativa per la rappresentazione e comunicazione del patrimonio archeologico, assumendo come caso studio l'opera di Giovanni Battista Piranesi. Le incisioni piranesiane, sospese tra realtà e invenzione e caratterizzate da un complesso intreccio di rilievo, interpretazione e immaginazione, costituiscono un terreno di sperimentazione ideale per testare flussi di lavoro digitali basati sull'IA. La ricerca propone un metodo che parte da immagini storiche (incisioni, disegni) e le trasforma prima in altre immagini, poi in modelli 3D. L'IA non serve a creare ricostruzioni "vere" o definitive, ma a gestire il passaggio dal disegno al modello, mettendo in evidenza dove i dati sono certi e dove invece si tratta di ipotesi. La procedura viene applicata a diverse categorie di soggetti — vedute monumentali (Castel Sant'Angelo, piazza San Pietro), manufatti archeologici (la Colonna Traiana) e spazi immaginari (le Carceri d'Invenzione) — permettendo di osservare come i modelli generativi reagiscano a diversi gradi di ambiguità spaziale e informativa, rivelando fenomeni come semplificazione geometrica, perdita selettiva di dettaglio e completamento ipotetico di elementi non esplicitati dalla fonte. I risultati evidenziano il potenziale dell'integrazione tra archeologia e calcolo come quadro critico per interpretare, valorizzare e comunicare le ricostruzioni archeologiche, sottolineando la necessità di rendere sempre esplicita e tracciabile (attraverso i paradata) la distanza tra dato e interpretazione.
Ricostruzioni tridimensionali e capricci di invenzione IA di Giovanni Battista Piranesi. Nuovi processi per la rappresentazione archeologica
L. Fiorini;C. Mommi
2026
Abstract
Il contributo propone una riflessione metodologica sull'uso di procedure computazionali e Intelligenza Artificiale generativa per la rappresentazione e comunicazione del patrimonio archeologico, assumendo come caso studio l'opera di Giovanni Battista Piranesi. Le incisioni piranesiane, sospese tra realtà e invenzione e caratterizzate da un complesso intreccio di rilievo, interpretazione e immaginazione, costituiscono un terreno di sperimentazione ideale per testare flussi di lavoro digitali basati sull'IA. La ricerca propone un metodo che parte da immagini storiche (incisioni, disegni) e le trasforma prima in altre immagini, poi in modelli 3D. L'IA non serve a creare ricostruzioni "vere" o definitive, ma a gestire il passaggio dal disegno al modello, mettendo in evidenza dove i dati sono certi e dove invece si tratta di ipotesi. La procedura viene applicata a diverse categorie di soggetti — vedute monumentali (Castel Sant'Angelo, piazza San Pietro), manufatti archeologici (la Colonna Traiana) e spazi immaginari (le Carceri d'Invenzione) — permettendo di osservare come i modelli generativi reagiscano a diversi gradi di ambiguità spaziale e informativa, rivelando fenomeni come semplificazione geometrica, perdita selettiva di dettaglio e completamento ipotetico di elementi non esplicitati dalla fonte. I risultati evidenziano il potenziale dell'integrazione tra archeologia e calcolo come quadro critico per interpretare, valorizzare e comunicare le ricostruzioni archeologiche, sottolineando la necessità di rendere sempre esplicita e tracciabile (attraverso i paradata) la distanza tra dato e interpretazione.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


