Un luogo comune che ha attraversato quasi tutta la storia dell’informatica e delle tecnologie dell’educazione, e con il quale capita ancora spesso di imbattersi, è quello che identifica il personal computer come uno strumento che ha decretato la fine della creatività individuale. In questo libro si sostiene che, a ben guardare, le cose non stanno proprio così. L’idea che di solito si ha del personal computer e dell’informatica è quella di uno strumento e di un settore che consentono di risparmiare tempo, comunicare rapidamente, abbattere confini geografici, disporre di informazioni, etc. Ciò è vero se consideriamo il personal computer uno strumento al pari di una straordinaria calcolatrice, o di un potente telefono: non si può negare, infatti, che la tecnologia abbia portato tutta una serie di miglioramenti nel calcolo e nella comunicazione. Una seconda idea molto diffusa è che, al contrario, queste macchine facciano perdere tempo agli studenti. Giornate intere passate davanti allo schermo di un computer si conciliano difficilmente con la concentrazione, lo studio, i libri di testo, l’insegnante e la scuola tradizionale. Ma ciò che si può ottenere di significativo, a scuola, da un personal computer è qualcosa di più che un semplice risparmio di tempo. L’uso didattico dell’elaboratore implica un cambio di atteggiamento mentale nei suoi confronti, poiché esso, opportunemente usato, può diventare un ambiente utile per fornire ai bambini (e agli adulti) nuove possibilità di apprendere, di pensare, di migliorare le proprie capacità di approccio ai problemi. L’«informatica cognitiva», proposta da Papert attraverso il linguaggio LOGO, e riproposta in questo libro, ha sempre avuto un notevole fascino. Il celebre matematico sudafricano ha, in un certo senso, rivoluzionato il modo di apprendere attraverso la tecnologia informatica, influenzando generazioni di insegnanti e di bambini. L’obiettivo di Papert è stato, da sempre, quello di stimolare la riflessione su alcuni aspetti della conoscenza umana che spesso sono stati trascurati e di favorire un atteggiamento nuovo nell’utilizzo di queste macchine, che ancora oggi sono spesso impiegate, nelle istituzioni scolastiche, senza capire qual è il vero contributo che esse possono dare all’uomo. Usare un computer a scuola non è importante per capire l’informatica, per sapere come è fatto un calcolatore o per conseguire la «patente europea per l’uso del computer» (!), ma per comprendere meglio le varie e complesse possibilità che l’uomo ha a disposizione per esplorare e conoscere la realtà che lo circonda.

Un giocattolo per la mente. L'informatica cognitiva di Seymour Papert

CAPPONI, Massimo
2008-01-01

Abstract

Un luogo comune che ha attraversato quasi tutta la storia dell’informatica e delle tecnologie dell’educazione, e con il quale capita ancora spesso di imbattersi, è quello che identifica il personal computer come uno strumento che ha decretato la fine della creatività individuale. In questo libro si sostiene che, a ben guardare, le cose non stanno proprio così. L’idea che di solito si ha del personal computer e dell’informatica è quella di uno strumento e di un settore che consentono di risparmiare tempo, comunicare rapidamente, abbattere confini geografici, disporre di informazioni, etc. Ciò è vero se consideriamo il personal computer uno strumento al pari di una straordinaria calcolatrice, o di un potente telefono: non si può negare, infatti, che la tecnologia abbia portato tutta una serie di miglioramenti nel calcolo e nella comunicazione. Una seconda idea molto diffusa è che, al contrario, queste macchine facciano perdere tempo agli studenti. Giornate intere passate davanti allo schermo di un computer si conciliano difficilmente con la concentrazione, lo studio, i libri di testo, l’insegnante e la scuola tradizionale. Ma ciò che si può ottenere di significativo, a scuola, da un personal computer è qualcosa di più che un semplice risparmio di tempo. L’uso didattico dell’elaboratore implica un cambio di atteggiamento mentale nei suoi confronti, poiché esso, opportunemente usato, può diventare un ambiente utile per fornire ai bambini (e agli adulti) nuove possibilità di apprendere, di pensare, di migliorare le proprie capacità di approccio ai problemi. L’«informatica cognitiva», proposta da Papert attraverso il linguaggio LOGO, e riproposta in questo libro, ha sempre avuto un notevole fascino. Il celebre matematico sudafricano ha, in un certo senso, rivoluzionato il modo di apprendere attraverso la tecnologia informatica, influenzando generazioni di insegnanti e di bambini. L’obiettivo di Papert è stato, da sempre, quello di stimolare la riflessione su alcuni aspetti della conoscenza umana che spesso sono stati trascurati e di favorire un atteggiamento nuovo nell’utilizzo di queste macchine, che ancora oggi sono spesso impiegate, nelle istituzioni scolastiche, senza capire qual è il vero contributo che esse possono dare all’uomo. Usare un computer a scuola non è importante per capire l’informatica, per sapere come è fatto un calcolatore o per conseguire la «patente europea per l’uso del computer» (!), ma per comprendere meglio le varie e complesse possibilità che l’uomo ha a disposizione per esplorare e conoscere la realtà che lo circonda.
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11391/163726
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact