Nell'articolo si è tentato di svelare quale è stato il contributo che sia il cristianesimo istituzionalizzato (nella variante del protestantesimo ascetico e nella variante del monachesimo cattolico) sia lo spiritualismo, incarnato nelle figure dei grandi carismatici (laici e religiosi), hanno arrecato allo sviluppo economico ed alla riforma delle istituzioni che lo sorreggono. Il ruolo che l'etica calvinista (con le sue business virtues) ha esercitato, in aggiunta ad altri fattori, per la nascita del capitalismo razionale è stato esaminato alla luce della tesi di M.Weber che individua nella Dottrina calvinista della predestinazione un elemento di spinta strategico. Ma è stato anche analizzato il ruolo che il monachesimo benedettino ha svolto per la nascita dell’economia mercantile attraverso la sua etica laburista, l’anticipazione della moderna impresa non profit embrionalmente contenuta nel suo innovativo modello comunitario di abbazia, la vivificazione del territorio. Anche la funzione svolta dal monachesimo francescano per la nascita del capitalismo è stata analizzata ricordando che i Monti di Pietà ed i Monti frumentari, di emanazione francescana, possono essere considerati delle proto banche etiche. Si deve proprio ad un francescano, Frate Luca Pacioli, l’invenzione della partita doppia. Inoltre è sempre in ambito francescano che vengono sviluppate le prime riflessioni su temi economici centrali quali: il concetto di valore dei beni (che viene ricondotto alla scarsità); il mercato inteso come realtà sociale, ovvero come luogo di relazioni di fiducia; la distinzione tra usura ed interesse che porterà alla riabilitazione del prestito. Infine alcuni filosofi francescani (Duns Scoto, Guglielmo d’Ockham), nel dare centralità al mondo della natura e nel sancire la scissione tra teologia e scienza, sono stati i precursori dell’empirismo inglese che ha, a sua volta, influito sulla nascita della rivoluzione industriale. Evidenziando i fattori distintivi della spiritualità dalla religione istituzionalizzata, l'articolo ha esaminato anche il ruolo giocato dalla prima in campo economico. A tal fine sono stati richiamate alcune figure di grandi “carismatici” che hanno affrontato e contribuito a risolvere in modo innovativo, da differenti prospettive di partenza e da diversi retroterra spirituali (a riprova dell’agire imprescrutabile dello spirito), il problema della povertà. Si è fatto riferimento rispettivamente a: S.Francesco, Madre Teresa di Calcutta, Chiara Lubich, Muhammad Yunus. Si tratta di persone “speciali” che hanno risolto il problema multidimensionale della povertà con differenti strumenti: il prestito di denaro (il microcredito di Yunus, il prestito concesso dai Monti di Pietà francescani); i doni unilaterali frutto della virtù della carità (S.Francesco, Madre Teresa); i doni relazionali effettuati nel registro della reciprocità dalle imprese dell'Economia di Comunione (Chiara Lubich). Si è così messo in evidenza come le virtù del dare (generosità, carità, misericordia) siano state considerate centrali per correggere l’eccesso di materialismo nel caso del capitalismo di matrice protestante, per fondare l’economia "civile" di matrice cattolica, per combattere la povertà nel caso delle intuizioni dei grandi carismatici. Passando dal problema economico-sociale della povertà a quello più economico-politico della pace, si può vedere che, anche in questo caso, vi sono stati all’opera dei grandi “carismatici” (Gandhi ed Aïvanhov) che hanno dettato nuovi interpretazioni di essa (la pace è in primis una conquista interiore) e modalità inusuali per il suo raggiungimento (il metodo della non violenza). Sia Gandhi che Aïvanhov sono originali anche nella loro visione economica. Entrambi riabilitano la ricchezza, anche se la concepiscono in senso non solo materiale, ma anche immateriale (cioè come stock di conoscenze, abilità tecniche, saggezza). La ricchezza non è però un fine in sè, ma solo un mezzo. Entrambi riconciliano mercato e dono: la ricchezza è un bene che venga prodotta, altrimenti non si potrebbero nemmeno fare i doni agli altri. La ricchezza non va lasciata inerte, essa va in parte reimpiegata produttivamente, in parte va donata liberamente. Essa va donata anche perché ha origini spirituali: è infatti il prodotto di un carisma che, come accade in campo artistico, è stato donato a chi ha particolare talento negli affari ed i cui frutti vanno, almeno in parte, restituiti alla comunità. A queste originali considerazioni di questi due grandi “carismatici” sulla ricchezza, l'articolo ne aggiunge anche delle altre circa i requisiti di mantenimento del carattere spirituale della ricchezza.

La prospettiva spirituale nell'evoluzione dei sistemi economico- sociali

MONTESI, Cristina
2011

Abstract

Nell'articolo si è tentato di svelare quale è stato il contributo che sia il cristianesimo istituzionalizzato (nella variante del protestantesimo ascetico e nella variante del monachesimo cattolico) sia lo spiritualismo, incarnato nelle figure dei grandi carismatici (laici e religiosi), hanno arrecato allo sviluppo economico ed alla riforma delle istituzioni che lo sorreggono. Il ruolo che l'etica calvinista (con le sue business virtues) ha esercitato, in aggiunta ad altri fattori, per la nascita del capitalismo razionale è stato esaminato alla luce della tesi di M.Weber che individua nella Dottrina calvinista della predestinazione un elemento di spinta strategico. Ma è stato anche analizzato il ruolo che il monachesimo benedettino ha svolto per la nascita dell’economia mercantile attraverso la sua etica laburista, l’anticipazione della moderna impresa non profit embrionalmente contenuta nel suo innovativo modello comunitario di abbazia, la vivificazione del territorio. Anche la funzione svolta dal monachesimo francescano per la nascita del capitalismo è stata analizzata ricordando che i Monti di Pietà ed i Monti frumentari, di emanazione francescana, possono essere considerati delle proto banche etiche. Si deve proprio ad un francescano, Frate Luca Pacioli, l’invenzione della partita doppia. Inoltre è sempre in ambito francescano che vengono sviluppate le prime riflessioni su temi economici centrali quali: il concetto di valore dei beni (che viene ricondotto alla scarsità); il mercato inteso come realtà sociale, ovvero come luogo di relazioni di fiducia; la distinzione tra usura ed interesse che porterà alla riabilitazione del prestito. Infine alcuni filosofi francescani (Duns Scoto, Guglielmo d’Ockham), nel dare centralità al mondo della natura e nel sancire la scissione tra teologia e scienza, sono stati i precursori dell’empirismo inglese che ha, a sua volta, influito sulla nascita della rivoluzione industriale. Evidenziando i fattori distintivi della spiritualità dalla religione istituzionalizzata, l'articolo ha esaminato anche il ruolo giocato dalla prima in campo economico. A tal fine sono stati richiamate alcune figure di grandi “carismatici” che hanno affrontato e contribuito a risolvere in modo innovativo, da differenti prospettive di partenza e da diversi retroterra spirituali (a riprova dell’agire imprescrutabile dello spirito), il problema della povertà. Si è fatto riferimento rispettivamente a: S.Francesco, Madre Teresa di Calcutta, Chiara Lubich, Muhammad Yunus. Si tratta di persone “speciali” che hanno risolto il problema multidimensionale della povertà con differenti strumenti: il prestito di denaro (il microcredito di Yunus, il prestito concesso dai Monti di Pietà francescani); i doni unilaterali frutto della virtù della carità (S.Francesco, Madre Teresa); i doni relazionali effettuati nel registro della reciprocità dalle imprese dell'Economia di Comunione (Chiara Lubich). Si è così messo in evidenza come le virtù del dare (generosità, carità, misericordia) siano state considerate centrali per correggere l’eccesso di materialismo nel caso del capitalismo di matrice protestante, per fondare l’economia "civile" di matrice cattolica, per combattere la povertà nel caso delle intuizioni dei grandi carismatici. Passando dal problema economico-sociale della povertà a quello più economico-politico della pace, si può vedere che, anche in questo caso, vi sono stati all’opera dei grandi “carismatici” (Gandhi ed Aïvanhov) che hanno dettato nuovi interpretazioni di essa (la pace è in primis una conquista interiore) e modalità inusuali per il suo raggiungimento (il metodo della non violenza). Sia Gandhi che Aïvanhov sono originali anche nella loro visione economica. Entrambi riabilitano la ricchezza, anche se la concepiscono in senso non solo materiale, ma anche immateriale (cioè come stock di conoscenze, abilità tecniche, saggezza). La ricchezza non è però un fine in sè, ma solo un mezzo. Entrambi riconciliano mercato e dono: la ricchezza è un bene che venga prodotta, altrimenti non si potrebbero nemmeno fare i doni agli altri. La ricchezza non va lasciata inerte, essa va in parte reimpiegata produttivamente, in parte va donata liberamente. Essa va donata anche perché ha origini spirituali: è infatti il prodotto di un carisma che, come accade in campo artistico, è stato donato a chi ha particolare talento negli affari ed i cui frutti vanno, almeno in parte, restituiti alla comunità. A queste originali considerazioni di questi due grandi “carismatici” sulla ricchezza, l'articolo ne aggiunge anche delle altre circa i requisiti di mantenimento del carattere spirituale della ricchezza.
2011
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11391/172525
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