Scopo del presente lavoro è di analizzare, dopo avere presentato un breve excursus storico dei complessi rapporti fra normativa civilistica e fiscale, le conseguenze dell’abbandono dell’utilizzo delle interferenze fiscali nella redazione del bilancio di esercizio, sia sul piano della formazione dei valori di bilancio sia sul piano della rilevazione delle imposte sul reddito di esercizio. Un problema, da molti anni, al centro dell’attenzione di studiosi e di professionisti riguarda l’individuazione dei rapporti che correttamente debbono intercorrere fra i valori espressi nel bilancio d’esercizio, in ossequio alle norme del codice civile, e quelli, invece, sono determinati ai fini della presentazione della dichiarazione dei redditi, in osservanza delle disposizioni tributarie. Il rischio che, attualmente, si corre è di registrare un eccessivo “inquinamento” dei dati di bilancio con i valori determinatisi unicamente per usufruire di vantaggi di natura fiscale, compromettendo la sua primaria funzione di informare, in modo veritiero e corretto, tutti i soggetti interessati alle vicende patrimoniali, finanziarie ed economiche dell’impresa. Nel nostro Paese, in passato, la relazione di dipendenza del bilancio fiscale da quello civilistico è stata in effetti spesso disattesa e, al contrario ha quasi sempre prevalso la relazione inversa, ovvero la assegnazione del reddito civilistico in dipendenza di quelle che erano le disposizioni contenute nel D.P.R. 917/86; a titolo meramente semplificativo si pensi alla disciplina degli ammortamenti, determinati nella gran parte delle imprese utilizzando le aliquote ministeriali di settore previste dal D.M. 31/12/1988, e quella della svalutazione dei crediti commerciali, contenuta nella art. 71 del D.P.R. 917/86. La recente legge di riforma delle società di capitali, che entrerà in vigore a partire dal 1° gennaio 2004, sembra avere trovato una soluzione definitiva al problema delle “interferenze fiscali”.

L'eliminazione delle interferenze fiscali e la rilevazione delle imposte sul reddito nella redazione del bilancio d'esercizio. Le novità della legge di riforma delle società di capitali

NASINI, Andrea
2004

Abstract

Scopo del presente lavoro è di analizzare, dopo avere presentato un breve excursus storico dei complessi rapporti fra normativa civilistica e fiscale, le conseguenze dell’abbandono dell’utilizzo delle interferenze fiscali nella redazione del bilancio di esercizio, sia sul piano della formazione dei valori di bilancio sia sul piano della rilevazione delle imposte sul reddito di esercizio. Un problema, da molti anni, al centro dell’attenzione di studiosi e di professionisti riguarda l’individuazione dei rapporti che correttamente debbono intercorrere fra i valori espressi nel bilancio d’esercizio, in ossequio alle norme del codice civile, e quelli, invece, sono determinati ai fini della presentazione della dichiarazione dei redditi, in osservanza delle disposizioni tributarie. Il rischio che, attualmente, si corre è di registrare un eccessivo “inquinamento” dei dati di bilancio con i valori determinatisi unicamente per usufruire di vantaggi di natura fiscale, compromettendo la sua primaria funzione di informare, in modo veritiero e corretto, tutti i soggetti interessati alle vicende patrimoniali, finanziarie ed economiche dell’impresa. Nel nostro Paese, in passato, la relazione di dipendenza del bilancio fiscale da quello civilistico è stata in effetti spesso disattesa e, al contrario ha quasi sempre prevalso la relazione inversa, ovvero la assegnazione del reddito civilistico in dipendenza di quelle che erano le disposizioni contenute nel D.P.R. 917/86; a titolo meramente semplificativo si pensi alla disciplina degli ammortamenti, determinati nella gran parte delle imprese utilizzando le aliquote ministeriali di settore previste dal D.M. 31/12/1988, e quella della svalutazione dei crediti commerciali, contenuta nella art. 71 del D.P.R. 917/86. La recente legge di riforma delle società di capitali, che entrerà in vigore a partire dal 1° gennaio 2004, sembra avere trovato una soluzione definitiva al problema delle “interferenze fiscali”.
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