Nel territorio appenninico umbro le fasi di tettonica compressiva e distensiva succedutesi dal Miocene sup. - Pliocene inf. ad oggi, hanno contribuito alla formazione dell’attuale modellato superficiale la cui evoluzione è pilotata essenzialmente da processi morfogenetici fluviali e gravitativi. Il sollevamento del Pleistocene inferiore ha prodotto brusche variazioni dei livelli di base nei principali sistemi idrografici innescando processi erosivi lungo i corsi d’acqua. Questi si trovano, attualmente, in condizioni di disequilibrio e sono caratterizzati da un profilo convesso/concavo con erosione regressiva nella zona di testata, movimenti di massa lungo i versanti e sovralluvionamento a valle. Le variazioni climatiche e i cicli morfogenetici connessi hanno determinato, alla base dei versanti, l’accumulo di ampie coltri detritiche mobilizzabili a seguito di eventi meteorici estremi. Questa circostanza, unitamente alle caratteristiche orografiche locali (acclività dei pendii) e alla possibilità di precipitazioni intense, concentrate in alcuni periodi dell’anno, determina frequentemente il dissesto idrogeologico di ampie zone. In particolare le colate detritiche diventano il più temibile evento di rischio derivato dalla rapidità di movimento e dalla elevata capacità distruttiva. La sedimentazione di una colata detritica che avvenga su pendenze inferiori ai 3°, può produrre ingenti accumuli anche a distanze notevoli dalla zona d’innesco, coinvolgendo vaste superfici nelle zone a rischio. Nelle aree montuose appenniniche queste condizioni si realizzano, nella quasi totalità dei casi, allo sbocco dei torrenti, in corrispondenza dell’apice dei conoidi, dove è più frequente anche la presenza di nuclei abitativi. Nella presente nota, a titolo di esempio, viene analizzata la dinamica locale e la pericolosità da colata detritica di alcuni corsi d’ acqua (Cortaccione, Menotre, Corno e Sordo) che sottopongono a rischio sia i centri abitati (talora anche di pregio artistico-culturale) che importanti infrastrutture. Tali situazioni di rischio sono avvalorate da dati storici, geologico- geomorfologici ed idrologici. Sebbene non tutti i casi esaminati presentino evidenze di riattivazione a breve termine, le condizioni predisponenti, per tempi di ritorno più lunghi, rendono comunque elevato il rischio in zone ove la scarsa sensibilità lo ha giudicato molto remoto ed ha permesso l’adozione di interventi, spesso inadeguati, per la messa in sicurezza dei centri abitati. In fase di sintesi viene pertanto realizzata una “carta del rischio da colata detritica”, elaborata anche attraverso la redazione di layers cartografici mirati alla valutazione della probabilità di accadimento di tali fenomeni, della pericolosità e della vulnerabilità dei centri abitati e delle infrastrutture.

Il rischio da colate detritiche lungo le valli intermontane della catena appenninica meridionale Umbra.

CATTUTO, Carlo;GREGORI, Lucilia;MELELLI, Laura;
2003

Abstract

Nel territorio appenninico umbro le fasi di tettonica compressiva e distensiva succedutesi dal Miocene sup. - Pliocene inf. ad oggi, hanno contribuito alla formazione dell’attuale modellato superficiale la cui evoluzione è pilotata essenzialmente da processi morfogenetici fluviali e gravitativi. Il sollevamento del Pleistocene inferiore ha prodotto brusche variazioni dei livelli di base nei principali sistemi idrografici innescando processi erosivi lungo i corsi d’acqua. Questi si trovano, attualmente, in condizioni di disequilibrio e sono caratterizzati da un profilo convesso/concavo con erosione regressiva nella zona di testata, movimenti di massa lungo i versanti e sovralluvionamento a valle. Le variazioni climatiche e i cicli morfogenetici connessi hanno determinato, alla base dei versanti, l’accumulo di ampie coltri detritiche mobilizzabili a seguito di eventi meteorici estremi. Questa circostanza, unitamente alle caratteristiche orografiche locali (acclività dei pendii) e alla possibilità di precipitazioni intense, concentrate in alcuni periodi dell’anno, determina frequentemente il dissesto idrogeologico di ampie zone. In particolare le colate detritiche diventano il più temibile evento di rischio derivato dalla rapidità di movimento e dalla elevata capacità distruttiva. La sedimentazione di una colata detritica che avvenga su pendenze inferiori ai 3°, può produrre ingenti accumuli anche a distanze notevoli dalla zona d’innesco, coinvolgendo vaste superfici nelle zone a rischio. Nelle aree montuose appenniniche queste condizioni si realizzano, nella quasi totalità dei casi, allo sbocco dei torrenti, in corrispondenza dell’apice dei conoidi, dove è più frequente anche la presenza di nuclei abitativi. Nella presente nota, a titolo di esempio, viene analizzata la dinamica locale e la pericolosità da colata detritica di alcuni corsi d’ acqua (Cortaccione, Menotre, Corno e Sordo) che sottopongono a rischio sia i centri abitati (talora anche di pregio artistico-culturale) che importanti infrastrutture. Tali situazioni di rischio sono avvalorate da dati storici, geologico- geomorfologici ed idrologici. Sebbene non tutti i casi esaminati presentino evidenze di riattivazione a breve termine, le condizioni predisponenti, per tempi di ritorno più lunghi, rendono comunque elevato il rischio in zone ove la scarsa sensibilità lo ha giudicato molto remoto ed ha permesso l’adozione di interventi, spesso inadeguati, per la messa in sicurezza dei centri abitati. In fase di sintesi viene pertanto realizzata una “carta del rischio da colata detritica”, elaborata anche attraverso la redazione di layers cartografici mirati alla valutazione della probabilità di accadimento di tali fenomeni, della pericolosità e della vulnerabilità dei centri abitati e delle infrastrutture.
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