L'articolo prende spunto dalle vicende giurisprudenziali del piano regolatore generale della città di Roma, per analizzare, in una prospettiva giuridica, gli strumenti della pianificazione urbanistica perequata. Il piano capitolino, anche per la rilevanza del territorio interessato, rappresenta una delle esperienze più importanti, nel panorama italiano, di applicazione dei modelli dell’urbanistica perequata al piano regolatore generale. Nel saggio, l’analisi della perequazione urbanistica è compiuta attraverso la lente del principio di legalità, prendendo spunto dalla principale delle censure sollevate avverso il piano impugnato. Al Comune di Roma, infatti, si contestava l’approvazione di un piano che, attraverso la perequazione, in assenza di una specifica previsione di legge, non solo deviava dallo schema tipico della pianificazione ma incideva sullo statuto del diritto di proprietà, violando la riserva di legge ex art. 42 Cost. Il rischio, in definitiva, è che nel nuovo atteggiarsi del p.r.g. perequato si nascondano forme larvate di espropriazione, in carenza di una norma statale che, rimodulando lo statuto del diritto di proprietà, autorizzi una riserva di proprietà fondiaria alla mano pubblica. Lo studio analizza i profili sinteticamente descritti, attraverso l’esame delle diverse soluzioni dottrinali e giurisprudenziali sul tema, concludendosi con la presa d’atto di una comune convergenza sulla ormai imminente necessità di una nuova legge fondamentale urbanistica, avanti alle profonde innovazioni conosciute negli ultimi decenni dal diritto amministrativo e da quello urbanistico.

Principio di legalità e pianificazione urbanistica perequata. Riflessioni a margine dell'esperienza del piano regolatore generale della città di Roma.

GIUSTI, ANNALISA
2011

Abstract

L'articolo prende spunto dalle vicende giurisprudenziali del piano regolatore generale della città di Roma, per analizzare, in una prospettiva giuridica, gli strumenti della pianificazione urbanistica perequata. Il piano capitolino, anche per la rilevanza del territorio interessato, rappresenta una delle esperienze più importanti, nel panorama italiano, di applicazione dei modelli dell’urbanistica perequata al piano regolatore generale. Nel saggio, l’analisi della perequazione urbanistica è compiuta attraverso la lente del principio di legalità, prendendo spunto dalla principale delle censure sollevate avverso il piano impugnato. Al Comune di Roma, infatti, si contestava l’approvazione di un piano che, attraverso la perequazione, in assenza di una specifica previsione di legge, non solo deviava dallo schema tipico della pianificazione ma incideva sullo statuto del diritto di proprietà, violando la riserva di legge ex art. 42 Cost. Il rischio, in definitiva, è che nel nuovo atteggiarsi del p.r.g. perequato si nascondano forme larvate di espropriazione, in carenza di una norma statale che, rimodulando lo statuto del diritto di proprietà, autorizzi una riserva di proprietà fondiaria alla mano pubblica. Lo studio analizza i profili sinteticamente descritti, attraverso l’esame delle diverse soluzioni dottrinali e giurisprudenziali sul tema, concludendosi con la presa d’atto di una comune convergenza sulla ormai imminente necessità di una nuova legge fondamentale urbanistica, avanti alle profonde innovazioni conosciute negli ultimi decenni dal diritto amministrativo e da quello urbanistico.
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