Il lavoro volto ad analizzare il titolo 6.4 del codice teodosiano De praetoribus et quaestoribus , è concepito alla luce della struttura costituzionale del tardo impero romano, delle regole in tema di senatorum lectio (basata sul fatto che l’ordine senatorio sia da identificare con il senato) e della più grande influenza del senato di Roma rispetto al senato di Costantinopoli. La legislazione del tardo impero romano mostra che la pretura è formalmente definita come munus solo a partire dal regno di Marciano (C. 1. 39.2) , anche se appare evoluta in tal senso almeno dai tempi di Costantino. Il differente peso delle due assemblee, che implica un maggiore impegno a carico dei senatori romani, può essere rilevato anche in materia di evasione dal munus della pretura e sembra confermare una tesi in tema di protostasia ( introdotta da Costanzo II con riguardo ai senatori costantinopolitani come metodo di esazione in materia di praebitio tironum, poi applicata da Valente a tutti i sudditi della parte orientale e mai introdotta nella parte occidentale).

Il "munus" della pretura a Roma e Costantinopoli nel tardo impero romano

GIGLIO, Stefano
2008

Abstract

Il lavoro volto ad analizzare il titolo 6.4 del codice teodosiano De praetoribus et quaestoribus , è concepito alla luce della struttura costituzionale del tardo impero romano, delle regole in tema di senatorum lectio (basata sul fatto che l’ordine senatorio sia da identificare con il senato) e della più grande influenza del senato di Roma rispetto al senato di Costantinopoli. La legislazione del tardo impero romano mostra che la pretura è formalmente definita come munus solo a partire dal regno di Marciano (C. 1. 39.2) , anche se appare evoluta in tal senso almeno dai tempi di Costantino. Il differente peso delle due assemblee, che implica un maggiore impegno a carico dei senatori romani, può essere rilevato anche in materia di evasione dal munus della pretura e sembra confermare una tesi in tema di protostasia ( introdotta da Costanzo II con riguardo ai senatori costantinopolitani come metodo di esazione in materia di praebitio tironum, poi applicata da Valente a tutti i sudditi della parte orientale e mai introdotta nella parte occidentale).
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