Il sepolcro monumentale di papa Cornelio (251-252), morto esule a Centumcellae (Civitavecchia), fu scoperto nel 1852 da G.B. de Rossi e dal p. G. Marchi in una regione cimiteriale sita fra al II e il III miglio dell’Appia, sconosciuta sia al Bosio che al Boldetti, che per la presenza di questo sepolcro e sulla scorta delle fantasiose notizie fornite dalla biografia di Cornelio contenuta nel Liber pontificalis il de Rossi denominò cripte di Lucina. Il fatto che il pontefice sia morto a Centumcellae e che il suo sepolcro, invece, sia stato rinvenuto a Roma senza che nessuna delle fonti antiche faccia menzione di una sua traslazione pose da subito il problema dell’età di tale traslazione.Nei confronti di questo problema gli studiosi si divisero in due partiti, l’uno, comprendente la grande maggioranza, incline a porre la traslazione ancora nel III sec., l’altro più tardi. I sostenitori di una traslazione precoce andarono a urtare inevitabilmente nel problema della sua mancata sepoltura nella cripta dei papi nel cimitero di Callisto, dal quale si liberarono o non affrontandolo affatto o facendolo comunque in modo maldestro e assolutamente non convincente. A. Amore, viceversa, fu, dopo il Kirsch, l’unico sostenitore di una traslazione tardiva di Cornelio, argomentando, prima di tutto, la sua mancata sepoltura nella cripta dei papi, l’innegabile monumentalità del suo sepolcro del tutto incoerente – anzi, contrastante - con i semplici loculi che caratterizzano i sepolcri papali della cripta predetta, e finalmente il particolare non trascurabile che l’epitaffio di Cornelio utilizza la lingua latina diversamente da quelli di tutti i suoi predecessori che si servono costantemente del greco. Ma il problema può essere ulteriormente approfondito ricordando che al momento dell’elezione al pontificato Cornelio si trovò in concorrenza con Novaziano il cui partito mise in circolazione la voce, poi rigettata, che durante l’ultima persecuzione Cornelio sarebbe stato un “libellatico”. Se, dunque, pochissimi anni dopo l’elezione di Cornelio le sue spoglie mortali fossero state riportate a Roma ma deposte non nel luogo ufficialmente deputato alla sepoltura dei papi (nel quale, peraltro si disponeva ancora di posti), ma addirittura in un cimitero tutt’ora di diritto privato, e tutto ciò, essendo Novaziano ancora in vita e la sua setta in piena espansione, tutto ciò avrebbe costituito un errore politico assolutamente incomprensibile e avrebbe finito per dare ragione alle recenti accuse del partito novazianista. Da un punto di vista più strettamente archeologico , poi, è proprio in coincidenza col pontificato di Damaso (366-387) al quale, anche a parere di chi scrive va riportata la traslazione di Cornelio, che il complesso di “Lucina” sembra conoscere una nuova fase di sviluppo che vede l’escavazione di nuove gallerie che traggono origine proprio dal luogo del sepolcro di papa Cornelio, mentre finalmente si realizza anche, attraverso la regione dei “quattro pilastri”, lungo il cosiddetto percorso dei pellegrini, l’unione delle cripte Lucina con il contiguo cimitero di Callisto che in precedenza sembra fosse stata intenzionalmente evitata.

Sul problema dell'età della traslazione a Roma delle spoglie mortali di Papa Cornelio

GIORDANI, Roberto
2005

Abstract

Il sepolcro monumentale di papa Cornelio (251-252), morto esule a Centumcellae (Civitavecchia), fu scoperto nel 1852 da G.B. de Rossi e dal p. G. Marchi in una regione cimiteriale sita fra al II e il III miglio dell’Appia, sconosciuta sia al Bosio che al Boldetti, che per la presenza di questo sepolcro e sulla scorta delle fantasiose notizie fornite dalla biografia di Cornelio contenuta nel Liber pontificalis il de Rossi denominò cripte di Lucina. Il fatto che il pontefice sia morto a Centumcellae e che il suo sepolcro, invece, sia stato rinvenuto a Roma senza che nessuna delle fonti antiche faccia menzione di una sua traslazione pose da subito il problema dell’età di tale traslazione.Nei confronti di questo problema gli studiosi si divisero in due partiti, l’uno, comprendente la grande maggioranza, incline a porre la traslazione ancora nel III sec., l’altro più tardi. I sostenitori di una traslazione precoce andarono a urtare inevitabilmente nel problema della sua mancata sepoltura nella cripta dei papi nel cimitero di Callisto, dal quale si liberarono o non affrontandolo affatto o facendolo comunque in modo maldestro e assolutamente non convincente. A. Amore, viceversa, fu, dopo il Kirsch, l’unico sostenitore di una traslazione tardiva di Cornelio, argomentando, prima di tutto, la sua mancata sepoltura nella cripta dei papi, l’innegabile monumentalità del suo sepolcro del tutto incoerente – anzi, contrastante - con i semplici loculi che caratterizzano i sepolcri papali della cripta predetta, e finalmente il particolare non trascurabile che l’epitaffio di Cornelio utilizza la lingua latina diversamente da quelli di tutti i suoi predecessori che si servono costantemente del greco. Ma il problema può essere ulteriormente approfondito ricordando che al momento dell’elezione al pontificato Cornelio si trovò in concorrenza con Novaziano il cui partito mise in circolazione la voce, poi rigettata, che durante l’ultima persecuzione Cornelio sarebbe stato un “libellatico”. Se, dunque, pochissimi anni dopo l’elezione di Cornelio le sue spoglie mortali fossero state riportate a Roma ma deposte non nel luogo ufficialmente deputato alla sepoltura dei papi (nel quale, peraltro si disponeva ancora di posti), ma addirittura in un cimitero tutt’ora di diritto privato, e tutto ciò, essendo Novaziano ancora in vita e la sua setta in piena espansione, tutto ciò avrebbe costituito un errore politico assolutamente incomprensibile e avrebbe finito per dare ragione alle recenti accuse del partito novazianista. Da un punto di vista più strettamente archeologico , poi, è proprio in coincidenza col pontificato di Damaso (366-387) al quale, anche a parere di chi scrive va riportata la traslazione di Cornelio, che il complesso di “Lucina” sembra conoscere una nuova fase di sviluppo che vede l’escavazione di nuove gallerie che traggono origine proprio dal luogo del sepolcro di papa Cornelio, mentre finalmente si realizza anche, attraverso la regione dei “quattro pilastri”, lungo il cosiddetto percorso dei pellegrini, l’unione delle cripte Lucina con il contiguo cimitero di Callisto che in precedenza sembra fosse stata intenzionalmente evitata.
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