Il 31 maggio 1578, cavandosi pozzolana nell’area dell’allora vigna Sanchez, lungo la via Salaria nova, sotto i colpi dei “cavatori” il terreno franò riportando alla luce un complesso di gallerie cimiteriali sotterranee fin allora sconosciuto e adorno di pitture. La scoperta ebbe larga risonanza anche presso il grande pubblico, ma l’importanza di questa scoperta risiede soprattutto nell’aver richiamato l’attenzione dei dotti sui monumenti paleocristiani che da quel momento furono abbondantemente utilizzati dai polemisti cattolici nelle dispute contro i luterani; ciò che finì per conferire a questi studi quel carattere apologetico che, se allora poteva a buon diritto essere considerato fra i temi vivi della cultura contemporanea, più tardi, fino a tutto il XIX secolo e a parte del XX, peserà a lungo sulla storia di questi studi. Pochi anni dopo un’altra enorme frana, a quanto pare provocata anch’essa dai cercatori di pozzolana,tornò a seppellire di nuovo il cimitero che fu riscoperto da Enrico Josi soltanto nel 1921. Al tempo della sua prima scoperta la catacomba fu generalmente ritenuta, erroneamente ma ragionevolmente, quella di Priscilla, identificazione che sopravanzò comunque tutte le altre allora proposte. Solo nella seconda metà del XIX secolo G.B. de Rossi formulò l’ipotesi che si trattasse del coemeterium Iordanorum, e questa interpretazione tenne il campo fino agli anni Sessanta del secolo scorso allorché, scavandosi nel cimitero di Trasone, si rinvenne l’epigrafe del martire Alessandro il quale appartiene notoriamente al cimitero dei Giordani, cosicché la catacomba della vigna Sanchez fu chiamata da quel momento catacomba anonima della via Anapo, dal nome dalla strada moderna sulla quale attualmente si apre il suo ingresso.

La scoperta della catacomba sotto la vigna Sanchez e la nascita degli studi di antichità cristiane

GIORDANI, Roberto
2008

Abstract

Il 31 maggio 1578, cavandosi pozzolana nell’area dell’allora vigna Sanchez, lungo la via Salaria nova, sotto i colpi dei “cavatori” il terreno franò riportando alla luce un complesso di gallerie cimiteriali sotterranee fin allora sconosciuto e adorno di pitture. La scoperta ebbe larga risonanza anche presso il grande pubblico, ma l’importanza di questa scoperta risiede soprattutto nell’aver richiamato l’attenzione dei dotti sui monumenti paleocristiani che da quel momento furono abbondantemente utilizzati dai polemisti cattolici nelle dispute contro i luterani; ciò che finì per conferire a questi studi quel carattere apologetico che, se allora poteva a buon diritto essere considerato fra i temi vivi della cultura contemporanea, più tardi, fino a tutto il XIX secolo e a parte del XX, peserà a lungo sulla storia di questi studi. Pochi anni dopo un’altra enorme frana, a quanto pare provocata anch’essa dai cercatori di pozzolana,tornò a seppellire di nuovo il cimitero che fu riscoperto da Enrico Josi soltanto nel 1921. Al tempo della sua prima scoperta la catacomba fu generalmente ritenuta, erroneamente ma ragionevolmente, quella di Priscilla, identificazione che sopravanzò comunque tutte le altre allora proposte. Solo nella seconda metà del XIX secolo G.B. de Rossi formulò l’ipotesi che si trattasse del coemeterium Iordanorum, e questa interpretazione tenne il campo fino agli anni Sessanta del secolo scorso allorché, scavandosi nel cimitero di Trasone, si rinvenne l’epigrafe del martire Alessandro il quale appartiene notoriamente al cimitero dei Giordani, cosicché la catacomba della vigna Sanchez fu chiamata da quel momento catacomba anonima della via Anapo, dal nome dalla strada moderna sulla quale attualmente si apre il suo ingresso.
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