L'articolo prende le mosse dal Manifesto intitolato "Towards an Institutional Political Economy", recentemente elaborato da alcuni esponenti di scuole di pensiero francesi che prendono le distanze dall’ortodossia economica (R.Boyer, E.Brousseau, A.Caillè, O.Favereau). Il Manifesto espone i principi generali, gli assunti critici rispetto all’economia standard e le prescrizioni normative dell’Economia Politica Istituzionale. L'articolo tenta di ricondurre l’Economia all’idrogeno al paradigma dell’Economia Politica Istituzionale, illustrando i punti di contatto e di differenziazione, le criticità, i comuni intenti ed i risvolti politici ed istituzionali. Per Economia all’idrogeno si intende l’avvento, teorizzato da J.Rifkin, di un nuovo regime energetico, basato sulle energie rinnovabili e sul fattore chiave dell’idrogeno che, come vettore energetico, consente di poterle immagazzinare, in sostituzione di quello attuale prevalentemente fondato sui combustibili fossili ed in parte sull’uranio. L’Economia all’idrogeno è perfettamente in linea con il filone istituzionalista per la sua attenzione al Bene Comune, nella sua accezione di bene relazionale, ovvero che nasce dalle relazioni tra le persone, che concorrono insieme a costruirlo e che insieme godono del suo manifestarsi. L’Economia all’idrogeno si fonda infatti sull’idea della partecipazione di tutti alla produzione di energia, in forme peraltro collaborative, con benefici condivisi. Innegabili sono i vantaggi economici, sociali, ambientali che potrebbero derivare dall’auspicabile avvento dell’Economia all’idrogeno. In campo ecologico si pensi alla maggiore tutela ambientale conseguente alla decarbonizzazione ed alla dematerializzazione dell’energia con conseguenti minori emissioni di anidride carbonica per unità di energia consumata e benefica riduzione del riscaldamento globale ed al fatto che l’idrogeno, così abbondamente disponibile in natura, rappresenta una soluzione alternativa credibile al problema dell’esaurimento dei combustibili fossili. In campo economico si pensi al tramonto delle posizioni dominanti sui mercati dell’energia dovute ad una modalità centralizzata di produzione che potrebbe essere rimpiazzata dalla cosiddetta “generazione distribuita”, ovvero da una modalità decentrata di produzione caratterizzata da maggiore concorrenza e, grazie all’impiego anche delle TIC (tecnologie dell’informazione e della comunicazione), da legami orizzontali di collaborazione “intelligente” tra piccoli produttori o tra micro produttori e grandi produttori, mettendo in discussione l’attuale regime in cui l’energia si muove in una sola direzione, dall’alto verso il basso. Per non dimenticare i risvolti occupazionali (nascita di nuove figure professionali) collegati a questo nuovo regime energetico. In campo geo-politico si pensi al declino della “geopolitica disgregante” che tante guerre ha suscitato e continua ad innescare per l’accaparramento del petrolio. Si pensi anche all’attenuazione della dipendenza energetica dell’Occidente dai paesi produttori di petrolio, alcuni dei quali in balìa del fondamentalismo islamico ed alla riduzione dell’indebitamento dei paesi in via di sviluppo anch’essi forti importatori di petrolio necessario per la loro crescita economica. In campo economico-politico si pensi alla democratizzazione dell’energia, intesa come possibilità per tutti di partecipare dal basso alla produzione dell’energia. L'avvento di un nuovo regime energetico richiede, almeno nella fase iniziale, l'intervento delle istituzioni pubbliche, sia in termini di regolazione che di promozione (ecco un altro risvolto istituzionale dell'Economia all'idrogeno). Questo potrebbe sostanziarsi nel fatto che le istituzioni pubbliche, a vari livelli (ma, in primis, l’Unione Europea), in aggiunta all’adozione di programmi per il risparmio energetico/efficienza energetica e per la riduzione di emissioni di anidride carbonica in ottemperanza del Protocollo di Kyoto (se sottoscritto), dovrebbero prevedere azioni concrete per promuovere una maggiore produzione da parte dei paesi di energia da fonti rinnovabili e per il suo immagazzinamento mediante l’idrogeno, con investimenti in quelle tecnologie ed infrastrutture necessarie alla estrazione, sfruttamento, distribuzione dell’idrogeno. A tal fine l'articolo illustra le politiche dell’Unione Europea per la riconversione all’’Economia all’idrogeno. Si tratta della Piattaforma tecnologica europea per l’idrogeno e le celle a combustibile che ha consentito di individuare, tramite una Strategic Research Agenda ed una Deployment Strategy, per il periodo 2007-2015, quattro linee di azione prioritarie nel campo dei: veicoli ad idrogeno e distribuzione dell’idrogeno, produzione sostenibile dell’idrogeno e distribuzione dell’idrogeno, celle a combustibile per cogenerazione e generazione elettrica, celle a combustibile per i primi mercati. Unitamente alla Piattaforma, l’Unione Europea ha mobilitato ulteriori risorse umane ed economiche, anche nell’ambito del VII Programma Quadro (in vigore dal 1 gennaio 2007 al 31 dicembre 2013), per finanziare la ricerca e sviluppo in campo energetico in direzione del'idrogeno. Naturalmente l’avvento dell’Economia all’idrogeno esige una certa prudenza e gradualità alla luce del superamento del tabù della sua pericolosità e del suo ancora troppo elevato costo di produzione (specialmente di quello prodotto in via “pulita” tramite elettrolisi) rispetto alle fonti energetiche fossili, anche se nel calcolo del costo di produzione di queste ultime non si contemplano in genere le esternalità negative arrecate all’ambiente causate dalla loro combustione (effetto serra con conseguenti costi ambientali di varia natura causati dal global warming). Inoltre si può ipotizzare che la progressiva diffusione dell’idrogeno determinerà in futuro un abbassamento degli attuali costi di produzione e la possibilità di sfruttare delle economie di scala. La positiva ed avanzata esperienza già in corso in Islanda di transizione energetica verso l’idrogeno è d’altro canto una grande fonte di incoraggiamento per tutti.

L'economia all'idrogeno come paradigma di una nuova economia politica istituzionale per una sostenibilità economico-ecologica

MONTESI, Cristina
2009

Abstract

L'articolo prende le mosse dal Manifesto intitolato "Towards an Institutional Political Economy", recentemente elaborato da alcuni esponenti di scuole di pensiero francesi che prendono le distanze dall’ortodossia economica (R.Boyer, E.Brousseau, A.Caillè, O.Favereau). Il Manifesto espone i principi generali, gli assunti critici rispetto all’economia standard e le prescrizioni normative dell’Economia Politica Istituzionale. L'articolo tenta di ricondurre l’Economia all’idrogeno al paradigma dell’Economia Politica Istituzionale, illustrando i punti di contatto e di differenziazione, le criticità, i comuni intenti ed i risvolti politici ed istituzionali. Per Economia all’idrogeno si intende l’avvento, teorizzato da J.Rifkin, di un nuovo regime energetico, basato sulle energie rinnovabili e sul fattore chiave dell’idrogeno che, come vettore energetico, consente di poterle immagazzinare, in sostituzione di quello attuale prevalentemente fondato sui combustibili fossili ed in parte sull’uranio. L’Economia all’idrogeno è perfettamente in linea con il filone istituzionalista per la sua attenzione al Bene Comune, nella sua accezione di bene relazionale, ovvero che nasce dalle relazioni tra le persone, che concorrono insieme a costruirlo e che insieme godono del suo manifestarsi. L’Economia all’idrogeno si fonda infatti sull’idea della partecipazione di tutti alla produzione di energia, in forme peraltro collaborative, con benefici condivisi. Innegabili sono i vantaggi economici, sociali, ambientali che potrebbero derivare dall’auspicabile avvento dell’Economia all’idrogeno. In campo ecologico si pensi alla maggiore tutela ambientale conseguente alla decarbonizzazione ed alla dematerializzazione dell’energia con conseguenti minori emissioni di anidride carbonica per unità di energia consumata e benefica riduzione del riscaldamento globale ed al fatto che l’idrogeno, così abbondamente disponibile in natura, rappresenta una soluzione alternativa credibile al problema dell’esaurimento dei combustibili fossili. In campo economico si pensi al tramonto delle posizioni dominanti sui mercati dell’energia dovute ad una modalità centralizzata di produzione che potrebbe essere rimpiazzata dalla cosiddetta “generazione distribuita”, ovvero da una modalità decentrata di produzione caratterizzata da maggiore concorrenza e, grazie all’impiego anche delle TIC (tecnologie dell’informazione e della comunicazione), da legami orizzontali di collaborazione “intelligente” tra piccoli produttori o tra micro produttori e grandi produttori, mettendo in discussione l’attuale regime in cui l’energia si muove in una sola direzione, dall’alto verso il basso. Per non dimenticare i risvolti occupazionali (nascita di nuove figure professionali) collegati a questo nuovo regime energetico. In campo geo-politico si pensi al declino della “geopolitica disgregante” che tante guerre ha suscitato e continua ad innescare per l’accaparramento del petrolio. Si pensi anche all’attenuazione della dipendenza energetica dell’Occidente dai paesi produttori di petrolio, alcuni dei quali in balìa del fondamentalismo islamico ed alla riduzione dell’indebitamento dei paesi in via di sviluppo anch’essi forti importatori di petrolio necessario per la loro crescita economica. In campo economico-politico si pensi alla democratizzazione dell’energia, intesa come possibilità per tutti di partecipare dal basso alla produzione dell’energia. L'avvento di un nuovo regime energetico richiede, almeno nella fase iniziale, l'intervento delle istituzioni pubbliche, sia in termini di regolazione che di promozione (ecco un altro risvolto istituzionale dell'Economia all'idrogeno). Questo potrebbe sostanziarsi nel fatto che le istituzioni pubbliche, a vari livelli (ma, in primis, l’Unione Europea), in aggiunta all’adozione di programmi per il risparmio energetico/efficienza energetica e per la riduzione di emissioni di anidride carbonica in ottemperanza del Protocollo di Kyoto (se sottoscritto), dovrebbero prevedere azioni concrete per promuovere una maggiore produzione da parte dei paesi di energia da fonti rinnovabili e per il suo immagazzinamento mediante l’idrogeno, con investimenti in quelle tecnologie ed infrastrutture necessarie alla estrazione, sfruttamento, distribuzione dell’idrogeno. A tal fine l'articolo illustra le politiche dell’Unione Europea per la riconversione all’’Economia all’idrogeno. Si tratta della Piattaforma tecnologica europea per l’idrogeno e le celle a combustibile che ha consentito di individuare, tramite una Strategic Research Agenda ed una Deployment Strategy, per il periodo 2007-2015, quattro linee di azione prioritarie nel campo dei: veicoli ad idrogeno e distribuzione dell’idrogeno, produzione sostenibile dell’idrogeno e distribuzione dell’idrogeno, celle a combustibile per cogenerazione e generazione elettrica, celle a combustibile per i primi mercati. Unitamente alla Piattaforma, l’Unione Europea ha mobilitato ulteriori risorse umane ed economiche, anche nell’ambito del VII Programma Quadro (in vigore dal 1 gennaio 2007 al 31 dicembre 2013), per finanziare la ricerca e sviluppo in campo energetico in direzione del'idrogeno. Naturalmente l’avvento dell’Economia all’idrogeno esige una certa prudenza e gradualità alla luce del superamento del tabù della sua pericolosità e del suo ancora troppo elevato costo di produzione (specialmente di quello prodotto in via “pulita” tramite elettrolisi) rispetto alle fonti energetiche fossili, anche se nel calcolo del costo di produzione di queste ultime non si contemplano in genere le esternalità negative arrecate all’ambiente causate dalla loro combustione (effetto serra con conseguenti costi ambientali di varia natura causati dal global warming). Inoltre si può ipotizzare che la progressiva diffusione dell’idrogeno determinerà in futuro un abbassamento degli attuali costi di produzione e la possibilità di sfruttare delle economie di scala. La positiva ed avanzata esperienza già in corso in Islanda di transizione energetica verso l’idrogeno è d’altro canto una grande fonte di incoraggiamento per tutti.
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