Lo studio nasce all'interno di un gruppo di lavoro del Dipartimento di Italianistica dell'Università d Firenze coordinato da Giuseppe Nicoletti sui periodici settecenteschi in Toscana e si occupa in particolare del "Giornale de' Letterati" di Pisa, che insieme alle fiorentine "Novelle letterarie" di Giovanni Lami, fu, per durata e qualità, il periodico più importante della cultura toscana settecentesca. Fondato nel 1771 e quindi diretto per ben venticinque anni, fino al 1796, da Angelo Fabroni, provveditore dell'Università di Pisa, il trimestrale attraversò e registrò tutte le grandi novità culturali e politiche del tempo, e costituisce perciò uno straordinario collettore di testimonianze. Principali redattori, con Fabroni, furono i docenti dell'ateneo pisano, ma il "Giornale" seppe aprirsi anche a collaborazioni e interventi di altra provenienza, assumendo quasi subito un rilievo nazionale e internazionale che ha pochi rivali nel panorama giornalistico del tempo. Vi scrissero e vi furono recensiti tutti i protagonisti della cultura del tempo, da Vittorio Alfieri a Melchiorre Cesarotti, dai Pietro Verri e Paolo Frisi a Giovanni Maria Lampredi, e vi si riflettono tutte le grandi questioni del tempo. Periodico di impronta accademica, di interessi pluridisciplinari, legata a modelli primo-settecenteschi di giornalismo, il "Giornale" costituisce per questo un eccezionale documento dei limiti e dei conflitti ma anche delle capacità e delle aperture della Toscana di età leopoldina. Il saggio ripercorre l'intera vicenda, con molti approfondimenti su episodi particolarmente significativi. Muove dal rapporto di Alfieri con i docenti pisani, testimoniati anche nella "Vita", e quindi ricostruisce il contesto storico in cui il periodico prese origine ("Angelo Fabroni e l'Università di Pisa"), la storia e l'impostazione complessive ("Il 'Giornale' di Fabroni"), la rete culturale su cui si sosteneva ("Collaboratori, sostenitori e rivali"), le idee fondamentali che vi si confrontavano ("Linee culturali"), quindi la posizione di Lampredi ("Lampredi e la sua scuola") e infine "I Giornalisti e il caso Alfieri".

I professori e lo scrittore. Il "Giornale de' Letterati" di Pisa tra riforme leopoldine e tragedie alfieriane

Casini, Simone
2002

Abstract

Lo studio nasce all'interno di un gruppo di lavoro del Dipartimento di Italianistica dell'Università d Firenze coordinato da Giuseppe Nicoletti sui periodici settecenteschi in Toscana e si occupa in particolare del "Giornale de' Letterati" di Pisa, che insieme alle fiorentine "Novelle letterarie" di Giovanni Lami, fu, per durata e qualità, il periodico più importante della cultura toscana settecentesca. Fondato nel 1771 e quindi diretto per ben venticinque anni, fino al 1796, da Angelo Fabroni, provveditore dell'Università di Pisa, il trimestrale attraversò e registrò tutte le grandi novità culturali e politiche del tempo, e costituisce perciò uno straordinario collettore di testimonianze. Principali redattori, con Fabroni, furono i docenti dell'ateneo pisano, ma il "Giornale" seppe aprirsi anche a collaborazioni e interventi di altra provenienza, assumendo quasi subito un rilievo nazionale e internazionale che ha pochi rivali nel panorama giornalistico del tempo. Vi scrissero e vi furono recensiti tutti i protagonisti della cultura del tempo, da Vittorio Alfieri a Melchiorre Cesarotti, dai Pietro Verri e Paolo Frisi a Giovanni Maria Lampredi, e vi si riflettono tutte le grandi questioni del tempo. Periodico di impronta accademica, di interessi pluridisciplinari, legata a modelli primo-settecenteschi di giornalismo, il "Giornale" costituisce per questo un eccezionale documento dei limiti e dei conflitti ma anche delle capacità e delle aperture della Toscana di età leopoldina. Il saggio ripercorre l'intera vicenda, con molti approfondimenti su episodi particolarmente significativi. Muove dal rapporto di Alfieri con i docenti pisani, testimoniati anche nella "Vita", e quindi ricostruisce il contesto storico in cui il periodico prese origine ("Angelo Fabroni e l'Università di Pisa"), la storia e l'impostazione complessive ("Il 'Giornale' di Fabroni"), la rete culturale su cui si sosteneva ("Collaboratori, sostenitori e rivali"), le idee fondamentali che vi si confrontavano ("Linee culturali"), quindi la posizione di Lampredi ("Lampredi e la sua scuola") e infine "I Giornalisti e il caso Alfieri".
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11391/918906
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