n questo contributo si evidenzia la vasta e spesso fuorviante pletora di nomi attribuiti ad alcune brassicacee commestibili (Brassica rapa subsp. campestris, Brassica fruticulosa, Hirschfeldia incana e Sinapis sp. pl.). Si segnala inoltre l’utilizzo a scopo alimentare di tre taxa che non figurano nel più recente inventario delle specie vegetali autoctone tradizionalmente consumate in Sicilia. Si tratta del guado, Isatis tinctoria, introdotto per le sue proprietà tintorie e naturalizzato da secoli, e di due centocchi, Stellaria neglecta subsp. neglecta e Stellaria pallida. Vengono inoltre presentati alcuni dati inediti relativi ai fitonimi vernacolari e agli usi locali di piante eduli poco conosciute. In particolare, viene confermato e circostanziato l’uso sporadico di alcune specie il cui consumo crudo può avere conseguenze letali per l’uomo o alcuni animali domestici (Ferula communis subsp. communis, Kundmannia sicula e Solanum nigrum), o che possono risultare tossiche in grandi quantità, come Oenanthe pimpinelloides e Stellaria sp. pl., o poco appetibili, come Echium italicum subsp. siculum.
Contributo alla conoscenza della flora alimurgica siciliana
Corrado, Marceno';
2026
Abstract
n questo contributo si evidenzia la vasta e spesso fuorviante pletora di nomi attribuiti ad alcune brassicacee commestibili (Brassica rapa subsp. campestris, Brassica fruticulosa, Hirschfeldia incana e Sinapis sp. pl.). Si segnala inoltre l’utilizzo a scopo alimentare di tre taxa che non figurano nel più recente inventario delle specie vegetali autoctone tradizionalmente consumate in Sicilia. Si tratta del guado, Isatis tinctoria, introdotto per le sue proprietà tintorie e naturalizzato da secoli, e di due centocchi, Stellaria neglecta subsp. neglecta e Stellaria pallida. Vengono inoltre presentati alcuni dati inediti relativi ai fitonimi vernacolari e agli usi locali di piante eduli poco conosciute. In particolare, viene confermato e circostanziato l’uso sporadico di alcune specie il cui consumo crudo può avere conseguenze letali per l’uomo o alcuni animali domestici (Ferula communis subsp. communis, Kundmannia sicula e Solanum nigrum), o che possono risultare tossiche in grandi quantità, come Oenanthe pimpinelloides e Stellaria sp. pl., o poco appetibili, come Echium italicum subsp. siculum.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


